Fulcanelli e il mistero delle cattedrali: una lettura da usare con cura
Chi era Fulcanelli e che cosa sostiene Le Mystère des cathédrales del 1926? Storia di una lettura alchemica del gotico e dei suoi limiti.
Nel 1926 uscì a Parigi un libro destinato a cambiare il modo in cui molti lettori guardano le facciate gotiche. Si intitolava Le Mystère des cathédrales, portava la firma di Fulcanelli e una prefazione di Eugène Canseliet, che si presentava come suo unico allievo. Le tavole erano disegnate da Julien Champagne. La tesi era audace: le sculture di Notre-Dame, di Amiens e di Bourges custodirebbero, sotto il velo dei temi cristiani, le tappe dell'opera alchemica.
Un autore senza volto
Fulcanelli è uno pseudonimo, e la sua identità resta sconosciuta. Nel corso del Novecento sono stati proposti diversi nomi: lo stesso Champagne, il libraio ed erudito Pierre Dujols, lo stesso Canseliet, perfino René Schwaller de Lubicz. Nessuna di queste ipotesi è stata dimostrata in modo conclusivo. Nel 1930 apparve un secondo libro, Les Demeures philosophales, dedicato a palazzi e dimore rinascimentali. Il mistero dell'autore ha contribuito non poco alla fortuna dei testi, che furono ristampati, tradotti e commentati per decenni.
La lingua degli uccelli
Il metodo di Fulcanelli si fonda su quella che egli chiama lingua degli uccelli o cabala fonetica: un gioco di assonanze in cui le parole rivelerebbero significati nascosti. L'esempio più noto è l'accostamento tra art gothique e argot, il gergo degli iniziati, oppure tra gotico e un presunto art goth. Si tratta di etimologie fantasiose, prive di fondamento linguistico: il termine gotico nacque in età moderna come etichetta polemica per un'arte giudicata barbara.
Eppure il procedimento ha un valore letterario e suggestivo. Fulcanelli legge la cattedrale come un libro di pietra, idea che del resto risale al Medioevo stesso, quando le immagini scolpite e dipinte erano considerate la scrittura di chi non sapeva leggere. Victor Hugo, nel romanzo Notre-Dame de Paris del 1831, aveva già celebrato l'edificio gotico come un grande libro dell'umanità, destinato a essere soppiantato dalla stampa. Fulcanelli raccoglie questa suggestione romantica e la piega verso l'ermetismo.
Che cosa dicono gli storici
Gli storici dell'arte interpretano i portali gotici come programmi teologici e didattici, costruiti su testi biblici, liturgici ed enciclopedici. Lo studioso francese Émile Mâle, nel suo L'Art religieux du XIIIe siècle en France del 1898, mostrò quanto quelle sculture seguano lo schema dei grandi specula medievali, le enciclopedie che ordinavano natura, storia e morale. Le personificazioni delle arti liberali, i mesi, i vizi e le virtù hanno fonti precise e ben documentate.
Non esiste alcun documento medievale che attesti un programma alchemico nelle cattedrali francesi: né contratti, né cronache, né trattati di costruttori. Bisogna inoltre ricordare che molte statue, a Notre-Dame come altrove, furono abbattute durante la Rivoluzione e rifatte nel restauro ottocentesco, e dunque non possono testimoniare le intenzioni di costruttori vissuti sei secoli prima. Ogni lettura simbolica seria deve partire dalla verifica di che cosa sia davvero medievale e che cosa no.
Il libro di Fulcanelli va dunque letto come un'opera dell'esoterismo francese del primo Novecento, non come una chiave storica del gotico. In questo senso è un documento prezioso: racconta l'ambiente parigino degli anni Venti, la passione per l'alchimia come via spirituale, il desiderio di ritrovare un sapere perduto nelle pietre. Rimane anche un invito a guardare le facciate con un'attenzione ai dettagli che troppo spesso, nella fretta della visita, si perde.