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Ermete Trismegisto sul pavimento del Duomo di Siena: il saggio all'ingresso

All'ingresso del Duomo di Siena un saggio egizio accoglie i fedeli: storia della tarsia di Ermete Trismegisto, delle Sibille e del Colle della Sapienza.

Chi entra dal portale centrale del Duomo di Siena, nei periodi in cui il pavimento viene scoperto, si trova davanti a una figura inattesa. Un anziano con un ampio mantello e un copricapo orientale porge un libro aperto a due personaggi, mentre con l'altra mano si appoggia a una tavola scritta. L'iscrizione lo identifica come Ermete Mercurio Trismegisto e lo dice contemporaneo di Mosè. È la prima immagine che la cattedrale offre ai suoi visitatori.

Un pavimento di due secoli

Il pavimento del Duomo di Siena è un'opera straordinaria realizzata tra il Trecento e il Cinquecento con la tecnica del commesso marmoreo e del graffito, accostando marmi di colori diversi e incidendo i dettagli con linee riempite di stucco scuro. Vi lavorarono decine di artisti, tra cui Domenico Beccafumi, che disegnò nel Cinquecento le grandi storie di Elia e di Mosè. Le scene, in gran parte protette da coperture, vengono mostrate interamente solo in alcuni periodi dell'anno.

Il saggio venuto dall'Egitto

La tarsia di Ermete è datata al 1488 ed è attribuita al disegno di Giovanni di Stefano. Il libro che il saggio porge reca un invito agli Egiziani ad accogliere le lettere e le leggi, mentre la tavola alle sue spalle riporta un passo che parla di Dio creatore e del suo Figlio, ricavato dall'Asclepio, uno dei testi attribuiti a Ermete. I due personaggi che ricevono il libro sono stati interpretati come rappresentanti dell'Oriente e dell'Occidente.

Pochi anni prima, nel 1463, Marsilio Ficino aveva tradotto in latino per Cosimo de' Medici il Corpus Hermeticum, stampato poi nel 1471. Gli umanisti consideravano Ermete un sapiente antichissimo che aveva intravisto le verità cristiane prima di Cristo. Collocarlo all'ingresso di una cattedrale significava presentarlo come uno dei primi testimoni della rivelazione, un precursore della fede.

Le Sibille e il Colle della Sapienza

Lungo le navate laterali si susseguono dieci Sibille, realizzate negli anni Ottanta del Quattrocento: la Delfica, la Cumana, l'Eritrea, la Persica, la Libica e altre, ciascuna con un'iscrizione che ne riporta una profezia interpretata come annuncio di Cristo. Insieme a Ermete formano un coro di voci pagane che, secondo la visione dell'epoca, avevano preparato il mondo al cristianesimo.

Poco oltre si trova la scena allegorica detta Colle della Sapienza, su disegno del Pinturicchio, datata 1505. Un gruppo di uomini sbarca su un'isola rocciosa e sale verso la Sapienza, seduta in cima, mentre la Fortuna instabile, in equilibrio tra una sfera e una barca, resta in basso. Sulla vetta compaiono Socrate e il filosofo cinico Cratete, che getta via le sue ricchezze.

Il pavimento di Siena è dunque un percorso di conoscenza: dalla sapienza ermetica e profetica dell'ingresso si arriva, avanzando verso l'altare, alle storie dell'Antico Testamento e infine al cuore della liturgia cristiana. Non vi è nulla di segreto né di eretico, ma un'idea grandiosa della continuità del sapere umano, propria dell'umanesimo, scritta nel marmo sotto i piedi dei fedeli e offerta a chiunque abbia la pazienza di leggerla.

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