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Villa Palagonia a Bagheria: i mostri di pietra che turbarono Goethe

Nani, draghi, musici e creature ibride sul muro di cinta: storia di Villa Palagonia a Bagheria, del principe Gravina e della visita di Goethe nel 1787.

Nell'aprile del 1787 Johann Wolfgang Goethe, in viaggio in Sicilia, visitò una villa nobiliare a Bagheria, poco lontano da Palermo, e ne uscì sconcertato. Nel suo Viaggio in Italia la descrisse come un luogo di follia, popolato di figure mostruose e assurde. Era Villa Palagonia, e le statue che tanto lo avevano turbato si possono vedere ancora oggi sul muro di cinta e lungo il viale d'accesso.

Una villa barocca e il suo erede

La villa fu costruita a partire dal 1715 per Francesco Ferdinando Gravina, principe di Palagonia, su progetto dell'architetto domenicano Tommaso Maria Napoli, autore anche di altre ville della zona. L'edificio ha una pianta originale, con un corpo centrale convesso e due ali curve che abbracciano il cortile, e uno scalone esterno a doppia rampa. È un esempio raffinato del barocco siciliano di villeggiatura.

Le statue che hanno reso celebre il luogo furono aggiunte più tardi, dalla metà del Settecento, per volontà del nipote, Ferdinando Francesco Gravina e Alliata. Fu lui a popolare il muro di cinta di decine di figure scolpite in tufo arenario: nani, musicisti, dame e cavalieri, draghi, uomini con teste animali, creature composte di parti diverse.

Un bestiario di pietra

Le figure di Villa Palagonia appartengono alla lunga tradizione del grottesco, che dall'antichità romana passava per le decorazioni rinascimentali e i giardini manieristi come il Sacro Bosco di Bomarzo. Si tratta di ibridi, caricature, deformazioni dell'umano e dell'animale, pensati per stupire e far sorridere, ma anche per inquietare. Molte statue sono state danneggiate o disperse nel tempo, e quelle superstiti sono in parte restaurate.

All'interno, il salone degli specchi con il soffitto rivestito di vetri e le pareti ornate di marmi colorati contribuiva all'effetto di straniamento, moltiplicando e deformando le immagini di chi vi entrava. Goethe raccontò anche di sedie dalle gambe disuguali e di altri oggetti bizzarri, pensati per mettere a disagio gli ospiti. Parte di questi arredi è andata perduta.

Follia, satira o allegoria

Il giudizio di Goethe ha a lungo condizionato l'immagine del principe, dipinto come un eccentrico malinconico. Gli studiosi moderni hanno proposto letture più articolate. Alcuni vi vedono una satira della società aristocratica, con le sue pose e le sue vanità; altri un repertorio di immagini apotropaiche, capaci di tenere lontani il malocchio e le sventure, secondo credenze diffuse nella cultura popolare mediterranea.

Altri ancora hanno parlato di un programma allegorico o perfino esoterico, legato all'alchimia o a dottrine segrete, ma per queste interpretazioni mancano del tutto documenti del committente. È più prudente riconoscere nella villa un capriccio colto, figlio del gusto per il bizzarro e per il meraviglioso che attraversò il Settecento europeo, prima che il ritorno all'ordine neoclassico condannasse simili fantasie come segni di cattivo gusto.

Oggi Villa Palagonia è visitabile e continua a dividere chi la vede, tra divertimento e inquietudine. I suoi mostri, nati dal capriccio di un principe, sono diventati uno dei simboli di Bagheria e una tappa obbligata per chi cerca, nell'arte, il punto in cui la ragione incontra il proprio rovescio. Lo sconcerto di Goethe, a oltre due secoli di distanza, è diventato parte stessa del fascino del luogo.

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