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Il Tempio Malatestiano di Rimini: una chiesa accusata di paganesimo

Sigismondo Malatesta, Leon Battista Alberti e Agostino di Duccio: pianeti, zodiaco e il sepolcro di Pletone nel Tempio Malatestiano di Rimini.

Nel 1462 papa Pio II fece bruciare a Roma un'effigie di Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini. Tra le accuse rivolte al condottiero c'era anche quella di aver trasformato una chiesa francescana in un tempio che sembrava dedicato più agli dèi pagani che a Cristo. Quell'edificio esiste ancora: è il Tempio Malatestiano, oggi cattedrale di Rimini, uno dei monumenti più singolari del primo Rinascimento italiano.

Un mausoleo per un signore

Sigismondo, nato nel 1417, fu uno dei condottieri più celebri e discussi del suo tempo. Verso la metà del Quattrocento decise di rinnovare la chiesa gotica di San Francesco per farne il mausoleo della propria famiglia e di Isotta degli Atti, la donna amata e poi sposata. Le iniziali intrecciate di Sigismondo e Isotta compaiono ovunque, insieme agli stemmi con la rosa e l'elefante, simboli della casata.

Per l'esterno Sigismondo si rivolse a Leon Battista Alberti, umanista e teorico dell'architettura, che progettò un involucro di marmo ispirato all'arco di Augusto della stessa Rimini. La facciata rimase incompiuta, e la grande cupola prevista non fu mai costruita. Ai lati, nelle arcate dei fianchi, furono collocati sarcofagi destinati a dotti e uomini illustri della corte.

Pianeti, segni e arti liberali

L'interno fu decorato con rilievi in gran parte attribuiti allo scultore fiorentino Agostino di Duccio e alla sua bottega. In una delle cappelle compaiono le divinità planetarie e i segni dello zodiaco: Saturno con la falce, Giove, Marte, Venere sul carro, Mercurio, la Luna, insieme a figure come il Cancro, che sovrasta una veduta di Rimini. Un'altra cappella è dedicata alle arti liberali e alle Muse, un'altra ancora agli spiriti infantili, i putti che giocano.

Per un umanista del Quattrocento questi temi non erano necessariamente in contrasto con la fede: l'astrologia era parte della cultura scientifica, e la sapienza antica veniva letta come preparazione al cristianesimo. Per Pio II, che conosceva bene Sigismondo e lo detestava per ragioni anche politiche, erano invece la prova di un orgoglio senza limiti.

Le ossa di Pletone

In uno dei sarcofagi del fianco meridionale Sigismondo fece deporre i resti del filosofo bizantino Giorgio Gemisto Pletone, che aveva riportati da Mistrà, nel Peloponneso, durante una campagna militare contro i Turchi. Pletone era stato una figura centrale del concilio di Firenze del 1439 e aveva diffuso tra gli umanisti italiani l'entusiasmo per Platone. Alcuni lo sospettavano di voler restaurare il culto degli dèi antichi.

La presenza di Pletone, insieme ai rilievi planetari, ha alimentato per secoli l'idea di un tempio ermetico, legato al neoplatonismo e all'astrologia. È un'interpretazione suggestiva che ha qualche fondamento nella cultura della corte riminese, frequentata da umanisti come Basinio da Parma e Roberto Valturio, anche se non esiste un documento che spieghi il programma decorativo nel suo insieme e ne chiarisca le intenzioni.

Gravemente danneggiato dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale e poi restaurato, il Tempio conserva anche un affresco di Piero della Francesca del 1451 con Sigismondo inginocchiato davanti al suo santo patrono. Tra quella preghiera dipinta e i pianeti scolpiti si legge tutta l'ambiguità di un'epoca che cercava di conciliare Cristo e gli antichi.

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