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Metropolis come mito: Babele, la macchina e la donna artificiale

Torre di Babele, Moloch, alchimia e pentacolo nella casa di Rotwang: i simboli mitici e esoterici del capolavoro di Fritz Lang uscito nel 1927.

Metropolis di Fritz Lang, presentato a Berlino nel gennaio del 1927, è spesso ricordato come il primo grande film di fantascienza. Ma la città verticale immaginata da Lang e dalla sceneggiatrice Thea von Harbou, autrice anche del romanzo da cui il film deriva, è costruita con materiali antichi. Dietro i grattacieli e le macchine affiorano la Bibbia, l'alchimia, la leggenda del golem e l'iconografia apocalittica, intrecciate in una sorta di mito moderno.

La Torre di Babele e il Moloch

Uno dei passaggi più famosi del film è il racconto della Torre di Babele, narrato ai lavoratori in una catacomba. Nella versione di Lang la torre non crolla per la confusione delle lingue, ma perché chi l'ha progettata non ha condiviso il sogno di chi l'ha costruita con le proprie mani. Il mito biblico diventa così una parabola sociale sulla frattura tra pensiero e lavoro, che il film enuncia in forma di motto.

In un'altra sequenza una gigantesca macchina si trasforma, nella visione di un personaggio, nella bocca del Moloch, la divinità a cui secondo la tradizione biblica venivano sacrificati i bambini. La fabbrica moderna appare così come un tempio pagano che divora i suoi fedeli. Lang usa l'immagine arcaica per rendere visibile un timore molto contemporaneo, quello dell'uomo ridotto a ingranaggio.

Rotwang, l'alchimista della città

In mezzo ai grattacieli sorge una casa più antica, bassa e medievale, abitata dall'inventore Rotwang. La porta è segnata da un pentacolo, e un grande pentacolo campeggia anche dietro la donna meccanica che egli costruisce. Rotwang è una figura di confine tra lo scienziato e il negromante: lavora con alambicchi, scariche elettriche e libri antichi, e il suo laboratorio sembra quello di un alchimista del Rinascimento.

La creazione della donna artificiale, ottenuta con anelli di luce che salgono lungo il corpo metallico, è una delle immagini più celebri del cinema muto. Qui convergono il mito di Pigmalione, l'homunculus degli alchimisti, la leggenda del golem e le macchine elettriche dei laboratori del primo Novecento. L'automa assume le sembianze della giovane Maria, interpretata da Brigitte Helm in entrambi i ruoli.

La meretrice di Babilonia e la cattedrale

Il film attinge anche all'Apocalisse di Giovanni. Il doppio meccanico di Maria compare in una visione come la grande meretrice di Babilonia, seduta su una bestia dalle molte teste, e le statue della Morte e dei sette peccati capitali, conservate in una cattedrale gotica, prendono vita nell'immaginazione di uno dei protagonisti. Il gotico rappresenta l'ordine spirituale antico, contrapposto alla città dominata dalla tecnica.

La storia del film è anche una storia di perdite. Dopo la prima, Metropolis fu tagliato per la distribuzione e molte scene sembravano scomparse per sempre. Nel 2008 a Buenos Aires fu ritrovata una copia in 16 millimetri con gran parte del materiale mancante, e nel 2010 fu presentata una versione restaurata quasi completa. Oggi possiamo così leggere meglio la sua trama di simboli, in cui le antiche figure del sacro e della magia vengono proiettate sul futuro.

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