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La fantasmagoria di Robertson: spettri e apparizioni nella Parigi del 1798

Étienne-Gaspard Robertson, il fantoscopio e il convento dei Cappuccini: come uno spettacolo di proiezioni portò i fantasmi nella Parigi rivoluzionaria.

Nella Parigi uscita dal Terrore, dove la morte violenta era un ricordo recentissimo, un fisico e pittore nato a Liegi nel 1763 offrì al pubblico uno spettacolo singolare: far apparire i morti. Si chiamava Étienne-Gaspard Robert, ma si presentava con il nome di Robertson. Dal 1798 le sue sedute di fantasmagoria, prima al padiglione dell'Échiquier e poi nel vecchio convento dei Cappuccini vicino a place Vendôme, divennero uno degli intrattenimenti più discussi della città.

Gli antecedenti: Schröpfer e Philidor

Robertson non partiva dal nulla. Negli anni Settanta del Settecento, a Lipsia, il gestore di caffè Johann Georg Schröpfer organizzava sedute in cui sosteneva di evocare spiriti, probabilmente servendosi di proiezioni su fumo e di effetti sonori; la sua fama di negromante fu tale da attirare membri della nobiltà. Morì suicida nel 1774, e la sua figura alimentò leggende per decenni.

Più vicino a Robertson fu un illusionista noto come Paul Philidor, che all'inizio degli anni Novanta presentò a Berlino, a Vienna e poi a Parigi uno spettacolo chiamato Phantasmagorie. Fu lui a introdurre il termine e l'idea di presentare le apparizioni come un trucco dichiarato, smascherando al tempo stesso i ciarlatani che pretendevano di evocare davvero gli spiriti. Le notizie su Philidor sono frammentarie e la sua identità non è del tutto chiarita, ma il suo ruolo di precursore è riconosciuto dagli storici dello spettacolo ottico.

Il fantoscopio e la scena dei morti

Robertson perfezionò la tecnica con un apparecchio che chiamò fantoscopio: una lanterna magica montata su ruote, collocata dietro uno schermo semitrasparente e quindi invisibile al pubblico. Avvicinandola o allontanandola dallo schermo e regolando la lente, le figure sembravano crescere, avanzare verso gli spettatori o ritirarsi nel buio. Le immagini erano dipinte su vetri con fondo nero, così che apparissero sospese nel vuoto.

L'ambientazione contava quanto la tecnica. Il pubblico attraversava corridoi decorati con simboli funebri, sedeva in una sala completamente oscura e ascoltava suoni di pioggia, tuoni, campane e l'armonica a bicchieri, uno strumento dal suono considerato allora quasi soprannaturale. Comparivano spettri, teste di Medusa, scheletri e figure di personaggi illustri morti di recente, tra cui protagonisti della Rivoluzione.

Scienza, inganno e memoria

Robertson presentava la fantasmagoria come uno spettacolo di fisica, destinato a dimostrare che i fantasmi erano illusioni ottiche. Eppure le cronache raccontano spettatori che svenivano, o che chiedevano di rivedere i propri cari scomparsi. Il confine tra divulgazione scientifica e suggestione restava sottile, ed è proprio su quel confine che si giocava il fascino dello spettacolo.

Robertson, che fu anche aeronauta e compì numerose ascensioni in pallone, raccontò la propria vita nei Mémoires récréatifs, scientifiques et anecdotiques, pubblicati tra il 1831 e il 1833. Morì nel 1837. La parola fantasmagoria entrò nelle lingue europee per indicare ogni successione di immagini irreali e cangianti. Lo spettacolo di Robertson resta una tappa essenziale nella storia che va dalla lanterna magica al cinema, e nel modo in cui la modernità ha messo in scena i propri fantasmi.

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