Apuleio e Le metamorfosi: l'asino d'oro e i misteri di Iside
Lucio trasformato in asino, la favola di Amore e Psiche e il libro XI dedicato a Iside: il romanzo di Apuleio come racconto di caduta e iniziazione.
Le metamorfosi di Apuleio, note anche con il titolo di Asino d'oro, sono l'unico romanzo latino giunto fino a noi per intero. L'autore, nato a Madauro, nell'attuale Algeria, intorno al 125 d.C., fu oratore, filosofo platonico e conferenziere di grande fama. Il libro si apre con una promessa rivolta al lettore, «Lector, intende: laetaberis», cioè ascolta e ti divertirai, ma sotto la superficie avventurosa nasconde un percorso di trasformazione interiore.
Un processo per magia
Apuleio conosceva il tema della magia anche per esperienza diretta. Intorno al 158-159 d.C., a Sabratha, in Tripolitania, fu accusato dai parenti della ricca vedova Pudentilla, che aveva sposato, di averla conquistata con arti magiche. Si difese con un'orazione che ci è pervenuta, l'Apologia o De magia, nella quale ridicolizza gli accusatori e distingue la sapienza dei filosofi dalla stregoneria volgare. Secondo l'opinione prevalente fu assolto.
Lucio e la curiosità punita
Il protagonista, il giovane Lucio, viaggia in Tessaglia, terra celebre nell'antichità per le sue streghe. A Ipata è ospite di Milone, la cui moglie Panfile pratica la magia. Spinto dalla curiosità, Lucio convince la serva Fotide a fargli assistere a una trasformazione e vuole imitarla, ma per errore viene mutato in asino, pur conservando l'intelligenza umana.
Inizia così una lunga serie di peripezie. Rapito dai briganti, venduto a diversi padroni, maltrattato e minacciato, Lucio vede il mondo dal basso e osserva vizi e crudeltà degli uomini. Per tornare umano dovrebbe mangiare delle rose, ma le occasioni gli sfuggono di continuo. La sua condizione animale diventa immagine dell'anima prigioniera dei sensi e di una curiosità rivolta nella direzione sbagliata.
La favola di Amore e Psiche
Al centro del romanzo, nei libri IV-VI, una vecchia racconta a una fanciulla rapita la favola di Amore e Psiche. Psiche, sposa di un amante invisibile che le proibisce di guardarlo, cede alla curiosità, lo perde e deve affrontare prove terribili imposte da Venere, fino alla discesa negli inferi. Alla fine viene accolta tra gli dèi e sposa Cupido.
Già alcuni commentatori tardoantichi, e in seguito i neoplatonici del Rinascimento, lessero la favola come allegoria del viaggio dell'anima, il cui nome greco è appunto psyche, verso l'unione con l'amore divino. La storia rispecchia quella di Lucio: anche lui pecca di curiosità e deve attraversare la sofferenza prima della salvezza.
Il libro di Iside
L'undicesimo e ultimo libro cambia completamente tono. Sulla spiaggia di Cencre, presso Corinto, Lucio prega la luna e riceve in sogno la visione di Iside, che gli promette la liberazione. Durante una processione in onore della dea mangia le rose portate da un sacerdote e torna uomo. Decide allora di farsi iniziare ai misteri isiaci, e più tardi, a Roma, a quelli di Osiride.
Apuleio descrive l'iniziazione con grande reticenza, perché i misteri non potevano essere rivelati. Lucio dice soltanto di essersi avvicinato ai confini della morte, «accessi confinium mortis», di aver attraversato tutti gli elementi e di aver visto il sole splendere a mezzanotte. È una delle testimonianze più preziose che possediamo sui culti misterici del mondo romano.
Le metamorfosi ebbero una lunga fortuna. Boccaccio, che ne possedeva una copia, riprese alcune novelle nel Decameron, e gli umanisti ne apprezzarono la lingua ricercata. Ancora oggi il romanzo affascina perché unisce il comico e il sacro, mostrando la trasformazione come una via di conoscenza che passa attraverso la caduta.