Lovecraft e il Necronomicon: storia di un libro che non è mai esistito
Abdul Alhazred, Olaus Wormius e la Miskatonic University: come H.P. Lovecraft inventò il Necronomicon e perché tanti lettori lo credettero reale.
Tra i grimori più citati della cultura popolare, uno solo ha la particolarità di non essere mai esistito. Il Necronomicon nacque dalla fantasia di Howard Phillips Lovecraft, scrittore di Providence, nel Rhode Island, vissuto tra il 1890 e il 1937. Comparve per la prima volta nel racconto The Hound, scritto nel 1922 e pubblicato nel 1924 sulla rivista Weird Tales, e divenne poi un elemento ricorrente delle sue storie.
Una falsa storia erudita
Nel 1927 Lovecraft scrisse un breve testo intitolato History of the Necronomicon, pubblicato solo dopo la sua morte, nel 1938. Vi racconta che il libro fu composto intorno al 730 a Damasco da Abdul Alhazred, il poeta arabo pazzo, con il titolo di Al Azif; che fu tradotto in greco da Theodorus Philetas e poi in latino da Olaus Wormius nel 1228; che le autorità religiose ne ordinarono più volte la distruzione.
È una cronologia inventata, ma costruita con nomi e date verosimili. Olaus Wormius, per esempio, richiama Ole Worm, un erudito danese realmente esistito, che però visse nel Seicento e non nel Duecento. Lovecraft stesso riconobbe in seguito l'anacronismo, ma continuò a usare il nome. Il titolo greco, secondo quanto scrisse, gli era venuto in sogno, e la sua etimologia è stata spiegata in modi diversi.
Un gioco tra scrittori
Il Necronomicon funzionò come un segreto condiviso. Lovecraft incoraggiò gli amici scrittori, come Clark Ashton Smith, Robert E. Howard e August Derleth, a citarlo nei loro racconti, mentre egli stesso inseriva nelle proprie storie i libri maledetti inventati da loro. Si creò così una biblioteca immaginaria di testi proibiti, custoditi in istituzioni fittizie come la Miskatonic University di Arkham.
Per rendere l'illusione più convincente, Lovecraft affiancava i suoi volumi a opere reali della tradizione occulta e della demonologia, nominandoli nello stesso elenco. Il lettore, trovandoli accanto a titoli autentici, era portato a pensare che anche il Necronomicon fosse un libro raro ma esistente, custodito in poche biblioteche del mondo.
Il falso diventa leggenda
Già durante la vita di Lovecraft alcuni lettori scrivevano a biblioteche e librai per procurarsi il volume. Dopo la sua morte il mito crebbe. Negli anni Settanta del Novecento uscirono diverse edizioni presentate come autentiche traduzioni, che in realtà erano composizioni moderne ispirate a fonti mesopotamiche o all'occultismo contemporaneo. Nessuna di esse ha alcun legame con un manoscritto antico.
Il caso del Necronomicon è un esempio classico di falso letterario, cioè di un'opera inventata che acquista una vita propria al di fuori della finzione. In questo si ricollega a una lunga tradizione: dai testi attribuiti a Ermete Trismegisto ai grimori rinascimentali e seicenteschi attribuiti a re Salomone, molti libri di magia hanno costruito la propria autorità su origini leggendarie.
L'orrore cosmico
Nelle storie di Lovecraft il Necronomicon non è un manuale da usare, ma una minaccia. Chi lo legge scopre che l'universo è dominato da entità antichissime e indifferenti all'uomo, come Cthulhu o Yog-Sothoth, e spesso perde la ragione. Il libro proibito diventa il simbolo di una conoscenza che non illumina, ma distrugge chi la cerca.
Questa visione, che la critica chiama orrore cosmico, ha influenzato profondamente la narrativa fantastica, il cinema e i giochi. Il Necronomicon resta così uno dei casi più riusciti di libro immaginario, prova del potere che la letteratura ha di creare oggetti più vivi di molte opere reali, capaci di attraversare i decenni e di generare nuove leggende.