Borges, l'Aleph e Tlön: la cabala e i mondi inventati
L'Aleph, Tlön, Uqbar, Orbis Tertius e la Biblioteca di Babele: come Jorge Luis Borges trasformò cabala, idealismo e gnosi in racconti filosofici.
Jorge Luis Borges, nato a Buenos Aires nel 1899 e morto a Ginevra nel 1986, non fu mai un occultista. Fu però un lettore instancabile di testi mistici, cabalistici e gnostici, che trattava come grandi opere di fantasia speculativa. Da questa curiosità nacquero alcuni dei racconti più celebri del Novecento, nei quali un oggetto, un libro o un'enciclopedia bastano a mettere in crisi la nostra idea della realtà.
Un punto che contiene l'universo
L'Aleph, pubblicato nel 1945 e poi raccolto nel volume omonimo del 1949, racconta di una piccola sfera iridescente nascosta sotto il diciannovesimo gradino di una cantina in via Garay, a Buenos Aires. Chi la guarda vede contemporaneamente tutti i luoghi del mondo da tutti gli angoli. Il narratore, che porta lo stesso nome dell'autore, la scopre in casa di Carlos Argentino Daneri, cugino della defunta Beatriz Viterbo, poeta vanitoso e mediocre.
Il nome non è casuale. Aleph è la prima lettera dell'alfabeto ebraico, e nella tradizione cabalistica è stata collegata all'unità divina e all'origine di ogni cosa. Nel poscritto del racconto Borges ricorda anche che nella teoria degli insiemi di Georg Cantor il simbolo aleph indica i numeri transfiniti, nei quali il tutto non è maggiore di alcune sue parti.
Tlön, il mondo che invade il nostro
Tlön, Uqbar, Orbis Tertius, apparso nel 1940 e poi incluso in Finzioni, comincia con una conversazione tra il narratore e l'amico Adolfo Bioy Casares. Una voce misteriosa su un paese chiamato Uqbar, presente solo in una copia di un'enciclopedia, conduce alla scoperta di un intero pianeta immaginario, Tlön, descritto con rigore da una società segreta di studiosi nel corso di generazioni.
Su Tlön domina un idealismo assoluto, ispirato a George Berkeley: gli oggetti esistono solo in quanto percepiti, e alcune lingue del pianeta non hanno sostantivi. Chi cerca un oggetto perduto può trovarne una copia generata dall'attesa, chiamata hrön. Alla fine del racconto oggetti di Tlön cominciano a comparire nel mondo reale, e l'umanità si lascia sedurre da quel cosmo ordinato e artificiale.
Biblioteche, labirinti e golem
Il gusto di Borges per i sistemi esoterici ritorna in molte altre opere. La biblioteca di Babele immagina un universo fatto di gallerie esagonali che contengono tutti i libri possibili; La scrittura del dio narra di un sacerdote maya che cerca la formula divina nelle macchie di un giaguaro. In diversi saggi, tra cui Una rivendicazione della cabala, Borges discute i metodi interpretativi dei cabalisti, affascinato dall'idea di un testo in cui nulla sia casuale.
Il Manuale di zoologia fantastica, scritto con Margarita Guerrero e pubblicato nel 1957, raccoglie creature immaginarie di molte tradizioni. Anche il golem di Praga compare nella sua opera, in una poesia della fine degli anni Cinquanta. In tutti questi testi la tradizione occulta non è mai professata come fede, ma esplorata come una straordinaria possibilità del pensiero umano.
Borges ha insegnato a leggere la cabala, la gnosi e l'idealismo come forme di letteratura. Il suo Aleph e il suo Tlön sono diventati immagini proverbiali, usate da filosofi, scienziati e artisti per parlare dell'infinito, della memoria e del potere che le idee, anche le più fantastiche, hanno di trasformare il mondo in cui viviamo.