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Il pendolo di Foucault di Umberto Eco: il Piano e la febbre del complotto

Templari, Rosacroce e il misterioso Piano: il romanzo di Umberto Eco del 1988 come satira dell'interpretazione ossessiva e dell'occultismo editoriale.

Nel 1988, otto anni dopo il successo del Nome della rosa, Umberto Eco pubblicò il suo secondo romanzo, Il pendolo di Foucault. Il titolo rimanda allo strumento con cui il fisico Léon Foucault dimostrò nel 1851 la rotazione della Terra, oggi esposto nel Conservatoire national des arts et métiers di Parigi. Proprio lì, in una notte di giugno, si apre e si chiude la vicenda, costruita come un enorme gioco intorno ai miti dell'occultismo.

Tre redattori e un gioco pericoloso

I protagonisti sono tre redattori milanesi: il narratore Casaubon, studioso dei Templari, Jacopo Belbo e Diotallevi, appassionato di cabala. Lavorano per la casa editrice Garamond, che possiede anche un marchio a pagamento, la Manuzio, dove autori ingenui pubblicano a proprie spese libri su misteri, sette e segreti. Leggendo quei manoscritti, i tre decidono per gioco di inventare un complotto universale capace di collegare tutto.

Nasce così il Piano. Partendo da un presunto messaggio templare rinvenuto a Provins, i redattori intrecciano Templari, Rosacroce, gesuiti, massoni, la cabala, il Graal e le correnti telluriche della Terra, servendosi anche di un programma per computer che chiamano Abulafia, come il cabalista medievale. Ogni coincidenza diventa una prova, ogni lacuna un indizio da riempire.

Quando l'invenzione diventa realtà

Il gioco sfugge di mano. Alcuni personaggi che credono davvero alle società segrete vengono a sapere del Piano e si convincono che i tre conoscano il segreto del potere sul mondo. La loro fede trasforma la finzione in persecuzione: Belbo viene catturato e, durante una cerimonia notturna nel museo parigino, muore impiccato al filo del pendolo.

Eco descrive con precisione e ironia il linguaggio dell'occultismo moderno, che conosceva bene come semiologo e collezionista di libri antichi. Il romanzo è diviso in dieci parti che portano i nomi delle sefirot della cabala, da Keter a Malkut, e ogni capitolo si apre con un'epigrafe tratta da testi esoterici, filosofici o letterari.

Una satira dell'interpretazione

Il pendolo di Foucault non è un romanzo contro l'esoterismo come tradizione storica, ma contro un certo modo di leggere i segni. Eco mette in scena il sospetto che dietro ogni evento si nasconda un disegno segreto, e mostra come questa mentalità possa diventare pericolosa. Due anni dopo, nel saggio I limiti dell'interpretazione, avrebbe discusso in forma teorica lo stesso problema.

Nella parte finale Casaubon riflette su Belbo e sul senso della loro avventura. La scoperta più importante non è un segreto da custodire, ma la constatazione che il bisogno di credere in un mistero può spingere a costruirlo dal nulla e a difenderlo con ostinazione, a dispetto di ogni prova contraria.

Tradotto in decine di lingue, il romanzo è diventato un punto di riferimento per chi studia la cultura del complotto. Ha inoltre preceduto di parecchi anni la moda dei thriller esoterici che mescolano Templari e Graal. Rispetto a quei libri, però, Eco offre al lettore una vasta erudizione autentica e, insieme, gli strumenti per difendersi dalle sue seduzioni.

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