La tempesta di Shakespeare: Prospero, il mago che rinuncia alla magia
Prospero, Ariel e Caliban: la magia rinascimentale nella Tempesta di Shakespeare, tra l'ipotesi di John Dee e il congedo del mago dal suo potere.
La tempesta è probabilmente l'ultima commedia scritta da William Shakespeare senza collaboratori. Fu rappresentata a corte, a Whitehall, il primo novembre 1611, e apparve a stampa nel First Folio del 1623, dove occupa il primo posto. Al centro c'è Prospero, duca di Milano spodestato dal fratello Antonio, che da dodici anni vive su un'isola remota con la figlia Miranda e governa gli spiriti grazie ai suoi libri.
Un mago dotto, non uno stregone
Shakespeare distingue con cura due forme di potere occulto. Prospero è un mago colto, che ha trascurato il governo dello Stato per dedicarsi agli studi segreti: la sua arte si fonda sulla conoscenza, sui libri e sulla disciplina. Opposta a lui è Sycorax, la strega di Algeri morta prima dell'inizio della vicenda, madre di Caliban, che aveva imprigionato Ariel in un pino spaccato. Prospero lo ha liberato e da allora lo tiene al proprio servizio.
Questa distinzione riflette un dibattito del tempo. Nel Rinascimento la magia naturale e la filosofia occulta, sviluppate da autori come Marsilio Ficino e Cornelio Agrippa, venivano presentate come scienze nobili, mentre la stregoneria era considerata un patto con il demonio e veniva perseguita duramente dai tribunali di tutta Europa, sia cattolici sia protestanti.
L'ombra di John Dee
Molti critici hanno visto in Prospero un riflesso di John Dee, matematico, astrologo e consigliere di Elisabetta I, che con il medium Edward Kelley aveva tentato di comunicare con gli angeli. La studiosa Frances Yates, nel Novecento, ha collegato il personaggio alla tradizione ermetica e cabalistica del Rinascimento inglese. Non esistono però prove che Shakespeare pensasse a Dee, e l'ipotesi va considerata una lettura interpretativa, non un fatto.
Ariel, spirito dell'aria capace di farsi fuoco, musica e tempesta, richiama le gerarchie di spiriti descritte nei trattati di magia rinascimentali. Caliban, legato alla terra e agli istinti del corpo, ne è l'opposto. Tra i due, Prospero sembra incarnare l'ideale ermetico dell'uomo che domina la natura attraverso la mente e la conoscenza delle sue leggi nascoste.
La materia dei sogni
Nel quarto atto Prospero interrompe una festa di spiriti e pronuncia una delle sue battute più famose: «Siamo fatti della stessa materia di cui son fatti i sogni». Il mondo, i palazzi, il grande globo stesso svaniranno come lo spettacolo appena dissolto. La magia dell'isola diventa così un'immagine del teatro, e il teatro un'immagine della vita, breve e illusoria.
Molti lettori hanno notato che il teatro della compagnia di Shakespeare si chiamava proprio Globe, e che la parola ricorre nel discorso di Prospero. Non sappiamo se l'allusione fosse voluta, ma l'identificazione tra il mago che crea illusioni e il drammaturgo che muove gli attori attraversa tutta la commedia ed è stata ripresa da generazioni di registi.
Spezzare la bacchetta
Nel quinto atto, ottenuto il pentimento dei nemici, Prospero annuncia che abiurerà la sua «rozza magia», spezzerà la bacchetta e annegherà il libro più a fondo di quanto sia mai sceso uno scandaglio. Nell'epilogo, rimasto senza poteri, chiede al pubblico di liberarlo con un applauso. È un congedo che molti hanno letto come l'addio di Shakespeare alle scene, anche se l'autore collaborò ancora ad altre opere.
La tempesta resta così una delle più alte rappresentazioni letterarie del mago rinascimentale. Non mostra riti né formule, ma un'idea: il sapere segreto ha senso solo se conduce alla riconciliazione e, alla fine, alla rinuncia al potere che ha concesso. Prospero non punisce i nemici, li perdona, e restituisce la libertà sia ad Ariel sia, in un certo senso, a se stesso.