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Paganini, il violinista che dicevano in patto col diavolo

Virtuosismo, magrezza spettrale e dicerie di patti infernali: come nacque la leggenda nera di Niccolò Paganini e perché la sua sepoltura tardò decenni.

Nessun musicista ha incarnato il mito del patto diabolico come Niccolò Paganini. Nato a Genova nel 1782 e morto a Nizza nel 1840, il violinista ligure lasciò il pubblico europeo sbalordito con una tecnica che sembrava superare i limiti umani. Fu proprio questa apparente impossibilità a generare una leggenda nera che lo accompagnò in vita e lo perseguitò anche dopo la morte. Il mito, però, va distinto con cura dalla biografia documentata.

Un virtuosismo che pareva soprannaturale

Paganini sviluppò un repertorio di effetti allora quasi sconosciuti: armonici doppi, pizzicati con la mano sinistra mentre l'arco continuava a suonare, salti vertiginosi, intere melodie eseguite su una sola corda. I suoi Ventiquattro Capricci per violino solo, pubblicati a Milano nel 1820, raccolgono molte di queste invenzioni e sono ancora oggi una prova suprema per i violinisti.

Le tournée europee iniziate nel 1828, da Vienna a Parigi e Londra, trasformarono questa abilità in un fenomeno di massa. Schubert, Liszt, Chopin e Schumann lo ascoltarono e ne rimasero segnati. Liszt in particolare decise di diventare il Paganini del pianoforte e trascrisse alcuni Capricci negli Studi d'esecuzione trascendentale da Paganini.

Le dicerie e l'immagine demoniaca

Accanto all'ammirazione circolavano voci inquietanti. Si diceva che Paganini avesse venduto l'anima al demonio in cambio del suo talento, che avesse imparato a suonare in carcere dopo un delitto, o che le corde del suo violino fossero fatte con le viscere di un'amante uccisa. Erano storie senza fondamento, ma i giornali e il pubblico le alimentavano volentieri.

Anche l'aspetto fisico contribuiva. Paganini era alto, magrissimo, pallido, con lunghi capelli neri e una salute fragile; in seguito alcuni medici ipotizzarono una malattia del tessuto connettivo, ma si tratta di una diagnosi retrospettiva incerta. Il musicista stesso sfruttava in parte questa fama, presentandosi in scena vestito di nero e curando l'effetto della sua apparizione. Nel 1831, a Parigi, inviò a una rivista musicale una lettera per smentire la diceria del carcere.

Una sepoltura negata

La leggenda ebbe conseguenze concrete. Paganini morì a Nizza il 27 maggio 1840 senza aver ricevuto i sacramenti, e il vescovo della città rifiutò la sepoltura in terra consacrata. Per anni il corpo imbalsamato fu conservato in luoghi diversi, tra Nizza, Villefranche e le proprietà della famiglia, mentre il figlio Achille conduceva lunghe trattative con le autorità ecclesiastiche.

Solo nel 1876 la salma fu accolta nel cimitero di Parma, dove riposa tuttora dopo un'ulteriore traslazione a fine secolo. Il suo violino preferito, un Guarneri del Gesù che egli chiamava «il Cannone», fu lasciato in eredità alla città di Genova e si conserva a Palazzo Tursi. Viene ancora suonato in occasioni speciali da violinisti scelti, secondo una tradizione cittadina.

Il caso di Paganini mostra come, nell'età romantica, il talento eccezionale potesse ancora essere letto attraverso categorie magiche. Il diavolo, in questa storia, è soprattutto il nome che il pubblico dava a ciò che non riusciva a spiegare. Oggi resta la musica: i Capricci, i concerti per violino e le variazioni che hanno ispirato Liszt, Brahms e Rachmaninov.

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