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Marsilio Ficino e la musica magica del Rinascimento

Il filosofo che cantava gli inni orfici con la lira: come Marsilio Ficino, nel De vita del 1489, legò la musica, lo spirito e l'influsso dei pianeti.

Nella Firenze dei Medici, il filosofo che tradusse Platone in latino aveva anche un'altra abitudine, meno nota: cantava accompagnandosi con la lira. Marsilio Ficino, nato a Figline Valdarno nel 1433 e morto a Careggi nel 1499, considerava la musica non un semplice svago, ma un mezzo per mettere l'anima in sintonia con l'ordine del cosmo. Le sue idee, esposte soprattutto nel De vita del 1489, hanno fatto di lui il principale teorico della cosiddetta magia musicale del Rinascimento.

Il traduttore di Platone e di Ermete

Ficino crebbe sotto la protezione di Cosimo de' Medici, che gli affidò il compito di tradurre in latino le opere di Platone e gli mise a disposizione una villa a Careggi. Prima ancora di Platone, Cosimo gli chiese di tradurre un gruppo di trattati greci attribuiti a Ermete Trismegisto, il cosiddetto Corpus Hermeticum, che Ficino completò nel 1463. La traduzione completa di Platone fu stampata nel 1484.

Intorno a Ficino si raccolse una cerchia di amici e allievi che i contemporanei chiamarono Accademia platonica. Ficino tradusse anche gli inni attribuiti al mitico cantore Orfeo, senza pubblicarli, e li cantava con la lira da braccio, uno strumento ad arco del tempo. Per lui Orfeo era uno dei grandi teologi antichi, depositario di una sapienza che anticipava quella cristiana.

Lo spirito e l'influsso dei pianeti

Il terzo libro del De vita, intitolato De vita coelitus comparanda, cioè come procurarsi la vita dal cielo, espone una teoria dell'influsso celeste. Ficino riprende un concetto della medicina antica, lo spiritus, una sostanza sottile che fa da tramite tra il corpo e l'anima, e lo collega allo spirito del mondo, che pervade l'universo. La musica, essendo fatta di aria in movimento e di proporzioni numeriche, sarebbe per lui il mezzo più adatto ad agire sullo spirito.

Secondo questa dottrina, ogni pianeta ha un carattere che si esprime anche in un tipo di canto. Ficino descrive in termini generali le qualità di una musica gioviale, solare o venerea, adatta ad attirare l'influsso del pianeta corrispondente. Si tratta di una teoria filosofica radicata nell'astrologia del suo tempo, e così va letta: un tentativo di unire musica, medicina e cosmologia in un unico sistema.

Magia naturale e cautele

Ficino era sacerdote e sapeva che queste idee potevano destare sospetti. Insistette quindi nel distinguere la sua magia naturale, che si serviva delle proprietà del mondo creato, da quella demoniaca, che invocava gli spiriti. Il De vita incontrò comunque critiche, e Ficino dovette difendersi presso amici influenti nella curia romana.

Le sue idee ebbero grande eco. Giovanni Pico della Mirandola, nelle novecento tesi del 1486, dedicò alcune conclusioni agli inni orfici e al loro potere nella magia naturale. Lo storico inglese Daniel Pickering Walker, nel libro Spiritual and Demonic Magic from Ficino to Campanella del 1958, ha ricostruito questa tradizione fino al primo Seicento.

Oggi Ficino è ricordato soprattutto come filosofo e traduttore, ma la sua concezione della musica come ponte tra l'anima e il cielo resta una delle pagine più affascinanti del pensiero rinascimentale. Ricollega l'antica armonia delle sfere a una pratica concreta: suonare e cantare per accordarsi con il cosmo. Era un'idea antica, che egli rese di nuovo attuale.

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