Kandinsky e Lo spirituale nell'arte: teosofia, colori e suoni
Il libro del 1911, la teosofia, Forme-pensiero, il giallo come tromba e il blu come organo, il Cavaliere azzurro: le radici esoteriche dell'astrazione.
Nel dicembre del 1911 l'editore Piper di Monaco pubblicò un libro destinato a diventare uno dei testi fondamentali dell'arte moderna: Lo spirituale nell'arte di Vasilij Kandinsky, datato sul frontespizio 1912. Il pittore russo vi sosteneva che l'arte dovesse nascere da una necessità interiore e farsi strumento di elevazione dell'anima, in un'epoca che a suo giudizio era dominata dal materialismo e aveva smarrito il senso dello spirito.
Da Mosca a Monaco
Kandinsky, nato a Mosca nel 1866, studiò legge ed economia e iniziò una carriera universitaria prima di dedicarsi alla pittura, trasferendosi a Monaco nel 1896. Raccontò in seguito due esperienze decisive vissute a Mosca: la visione di uno dei Covoni di Monet, che lo colpì perché il soggetto quasi scompariva dietro il colore, e un'esecuzione del Lohengrin di Wagner al teatro Bol'šoj, durante la quale gli sembrò di vedere i colori evocati dalla musica.
Teosofia, colori e suoni
Lo spirituale nell'arte cita esplicitamente la teosofia e Helena Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, e nomina Rudolf Steiner. Kandinsky conosceva anche Forme-pensiero di Annie Besant e Charles Webster Leadbeater, un libro illustrato dei primi anni del Novecento che pretendeva di mostrare i colori e le forme emessi dai pensieri e dalle emozioni. Questi testi gli suggerivano che colori e forme potessero agire direttamente sull'anima, indipendentemente dagli oggetti rappresentati.
Nel libro i colori sono descritti come voci di un'orchestra. Il giallo, colore terrestre e aggressivo, ricorda il suono acuto di una tromba; il blu, profondo e celeste, si avvicina al flauto, al violoncello o all'organo a seconda della tonalità; il verde è immobile e quieto. Kandinsky paragona inoltre la vita spirituale dell'umanità a un grande triangolo che avanza lentamente verso l'alto, guidato da pochi artisti situati al vertice.
Il Cavaliere azzurro e le Composizioni
Nello stesso 1911 Kandinsky fondò con Franz Marc il Cavaliere azzurro, Der Blaue Reiter, che nel 1912 pubblicò un almanacco con saggi, riproduzioni di arte popolare, infantile e non europea e una composizione scenica dello stesso Kandinsky, Il suono giallo. Erano anni di intensa sperimentazione: le sue tele, intitolate Improvvisazioni, Impressioni e Composizioni come brani musicali, abbandonano progressivamente il riferimento agli oggetti. Il nome del gruppo univa due elementi cari ai fondatori: il colore blu e la figura romantica del cavaliere.
La Composizione VII, dipinta nel 1913 e oggi alla Galleria Tret'jakov di Mosca, è considerata uno dei vertici di questa fase: una grande tela di circa due metri per tre, preceduta da numerosi studi preparatori. Al suo interno gli studiosi riconoscono temi apocalittici, come il diluvio, il giudizio finale e la resurrezione, ridotti a vortici di colore. Per Kandinsky l'astrazione non era una rinuncia al significato, ma il mezzo per raggiungere un contenuto spirituale più profondo.
Lo spirituale nell'arte fu tradotto in molte lingue e influenzò generazioni di artisti, dal Bauhaus, dove Kandinsky insegnò dal 1922, fino all'espressionismo astratto americano. Il libro testimonia come la nascita della pittura astratta sia intrecciata con le correnti esoteriche del primo Novecento, in un dialogo che altri pittori, da Hilma af Klint a František Kupka e Piet Mondrian, conducevano negli stessi anni.