Melencolia I di Dürer: Saturno, il genio e il quadrato magico
L'incisione di Dürer del 1514 tra teoria degli umori, quadrato magico di Giove, Ficino e Agrippa: guida ai simboli di Melencolia I.
Nel 1514 Albrecht Dürer incise a bulino una lastra di rame destinata a diventare una delle immagini più commentate della storia dell'arte. Melencolia I mostra una grande figura alata seduta, il volto in ombra e il capo appoggiato alla mano, circondata da strumenti di misura e di lavoro che non usa. Insieme a Il cavaliere, la morte e il diavolo e a San Girolamo nello studio forma il gruppo delle cosiddette «incisioni maestre», vertice tecnico del maestro di Norimberga.
Un catalogo di oggetti enigmatici
Attorno alla figura si accumulano oggetti precisi: un compasso stretto nella mano, una sfera, un grande poliedro dalle facce irregolari, una pialla, una sega, chiodi, una bilancia, una clessidra e una campana. Un putto scarabocchia su una tavoletta, un cane magro dorme raggomitolato. Sullo sfondo, sopra il mare, brilla una cometa sotto un arcobaleno, mentre un animale simile a un pipistrello regge un cartiglio con il titolo. Ogni elemento rimanda alla geometria e alle arti meccaniche, ma l'insieme comunica stasi e sospensione.
Il poliedro, spesso descritto come un romboedro troncato, ha alimentato studi matematici per secoli, perché la sua forma esatta non è mai stata stabilita con certezza. Dürer, che nel 1525 pubblicò un trattato di geometria, conosceva bene la prospettiva e la costruzione dei solidi. Che l'oggetto appaia così ambiguo ha fatto pensare a molti interpreti che non si tratti di un semplice esercizio tecnico, ma di un segno del limite che la ragione incontra.
Il quadrato magico e Giove
In alto a destra, sopra la testa della figura, è inciso un quadrato di quattro caselle per lato contenente i numeri da 1 a 16. La somma di ogni riga, colonna e diagonale è sempre 34, e le due caselle centrali dell'ultima riga compongono la data 1514. Nella tradizione astrologica rinascimentale questo tipo di quadrato era associato a Giove, pianeta benefico che si riteneva capace di temperare gli influssi di Saturno, signore della malinconia.
Quadrati simili, assegnati ai sette pianeti, compaiono nel De occulta philosophia di Cornelio Agrippa, stampato nel 1533 ma circolante in una prima redazione manoscritta già intorno al 1510. Non è documentato che Dürer conoscesse quel testo, ma l'ambiente umanistico di Norimberga, legato al suo amico Willibald Pirckheimer, era aperto a questi interessi e frequentava autori di astrologia e matematica.
Saturno, il genio e la malinconia
Per la medicina antica la malinconia era uno dei quattro umori, la bile nera, legata alla terra, all'autunno e al pianeta Saturno. Un testo attribuito ad Aristotele, i Problemata, si chiedeva già perché gli uomini eccellenti in filosofia, politica e arti fossero spesso malinconici. Marsilio Ficino riprese il tema nel De vita, pubblicato a Firenze nel 1489, facendo della malinconia una condizione ambivalente: pericolo per il corpo, ma anche segno di predisposizione alla contemplazione.
Agrippa distinse poi tre gradi di ispirazione malinconica: immaginativa, razionale e mentale. Secondo una lettura proposta nel Novecento da Erwin Panofsky e Fritz Saxl, poi sviluppata con Raymond Klibansky nel volume Saturno e la melanconia, il numero I del titolo indicherebbe proprio il primo grado, quello dell'immaginazione, tipico degli artisti e degli artigiani. L'ipotesi resta discussa, ma spiega bene perché la figura sia circondata da strumenti pratici più che da libri.
Melencolia I non offre una chiave unica e forse non è mai stata pensata per averla. Vi convivono la scienza delle proporzioni, la teoria degli umori, l'astrologia dei pianeti e la riflessione sul destino dell'uomo di talento. Per questo l'incisione è diventata un emblema moderno della creatività inquieta, ripresa da poeti, filosofi e pittori, e continua a essere studiata come una delle più dense sintesi visive del sapere rinascimentale.