Liszt e il diabolico: Mefisto, Dante e la Danza della morte
Abate e virtuoso, Liszt dedicò al demoniaco pagine celebri: i Mefisto-Valzer, la Sonata dopo una lettura di Dante, la Faust-Symphonie e il Totentanz.
Franz Liszt è una delle figure più contraddittorie dell'Ottocento musicale. Virtuoso adorato nei salotti di mezza Europa, amante celebre, nel 1865 ricevette a Roma gli ordini minori e divenne l'abate Liszt. Eppure lo stesso uomo che scrisse oratori e messe dedicò al diavolo e alla morte alcune delle sue pagine più audaci. Nella sua opera il sacro e il demoniaco non si escludono, ma si guardano a vicenda come due volti della stessa ricerca spirituale.
I Mefisto-Valzer e il Faust di Lenau
Il più famoso dei suoi brani diabolici è il primo Mefisto-Valzer, composto intorno al 1860 come parte di due episodi orchestrali tratti dal Faust del poeta austriaco Nikolaus Lenau, e celebre soprattutto nella versione pianistica. La scena è una festa in una taverna di villaggio. Mefistofele prende il violino dalle mani del suonatore e attacca una danza così travolgente da trascinare tutti in un vortice sensuale, mentre Faust fugge nel bosco con una ragazza.
Liszt rende quell'accordatura del violino con quinte vuote sovrapposte all'inizio del brano, come se lo strumento venisse provato prima del ballo. Negli ultimi anni tornò sul tema scrivendo altri tre Mefisto-Valzer, sempre più scarni e armonicamente arditi, insieme a una Mefisto-Polka. In queste pagine tarde la seduzione diabolica si fa più astratta e inquieta, quasi spettrale, e la tonalità tradizionale comincia a vacillare.
Dante e l'inferno al pianoforte
Un'altra fonte di immagini infernali fu la Commedia di Dante. La cosiddetta Dante-Sonata, intitolata Après une lecture du Dante come una poesia di Victor Hugo, confluì nel secondo volume degli Années de pèlerinage, dedicato all'Italia e pubblicato nel 1858. Si apre con l'intervallo di tritono, che la tradizione teorica associava al diabolico, e procede tra cromatismi che descrivono il lamento delle anime.
Negli stessi anni Liszt compose la Dante-Symphonie, presentata a Dresda nel 1857, con un movimento dedicato all'Inferno e uno al Purgatorio, chiusa da un Magnificat corale. Wagner lo aveva dissuaso dal tentare di rappresentare il Paradiso in musica. Il Paradiso, a suo giudizio, era al di là delle possibilità di qualunque musica. Liszt seguì il consiglio, e la sinfonia si arresta alle soglie del cielo, lasciando all'ascoltatore il compito di immaginare il resto del viaggio.
Faust-Symphonie e Totentanz
Nella Faust-Symphonie, eseguita a Weimar nel 1857, Liszt dedica tre movimenti ai personaggi di Goethe: Faust, Margherita e Mefistofele. Il terzo è il più originale, perché il diavolo non ha temi propri. Mefistofele si limita a deformare e parodiare i motivi di Faust, in coerenza con il verso goethiano «Io sono lo spirito che sempre nega».
Il Totentanz, per pianoforte e orchestra, ha invece per soggetto la danza macabra medievale. Liszt vi costruisce una serie di variazioni sulla sequenza gregoriana del Dies irae, il canto del giudizio finale, con accordi martellati che sembrano ossa percosse. Secondo la tradizione, lo ispirò un affresco del Trionfo della Morte visto nel Camposanto di Pisa.
Liszt mostrò al pubblico romantico che il male poteva diventare materia artistica senza perdere la sua inquietudine. Le sue armonie diaboliche, nate per Mefistofele, aprirono strade che i compositori del Novecento avrebbero percorso fino in fondo. Il cromatismo estremo, le armonie sospese e il ricorso al tritono come colore espressivo divennero parte del vocabolario della musica moderna.