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I labirinti pavimentali delle cattedrali: da Chartres a Lucca

Chartres, Amiens, Reims, Lucca, Pavia: storia dei labirinti tracciati nei pavimenti e sui muri delle chiese medievali, tra Teseo e il cammino dell'anima.

Nella navata della cattedrale di Chartres, tra le file di sedie che spesso lo coprono, si stende sul pavimento un grande cerchio di pietra chiara e scura. Un unico sentiero, senza bivi, si avvolge in undici anelli concentrici prima di raggiungere il centro. È il più celebre dei labirinti pavimentali medievali, realizzato con ogni probabilità nei primi decenni del Duecento, quando la cattedrale fu ricostruita dopo l'incendio del 1194.

Dal mito di Creta alla chiesa

Il labirinto è un'immagine antichissima. Il mito greco racconta che Dedalo lo costruì a Cnosso per il re Minosse, per rinchiudervi il Minotauro, e che Teseo ne uscì grazie al filo di Arianna. I Romani lo raffiguravano spesso nei mosaici pavimentali delle ville, a volte con Teseo e il mostro al centro. Il cristianesimo medievale ereditò questa forma e la trasformò in simbolo del cammino dell'anima attraverso il mondo e il peccato fino alla salvezza.

A differenza dei labirinti moderni, quelli medievali sono quasi sempre unicursali: non si può sbagliare strada, ma il percorso è lunghissimo e cambia continuamente direzione, avvicinandosi e allontanandosi dal centro proprio quando sembra di averlo raggiunto. Non è un enigma da risolvere, ma un itinerario da compiere con pazienza. Questa struttura si prestava bene a un'interpretazione morale: la vita umana procede per giri e ritorni, e solo la perseveranza conduce alla meta.

Una mappa europea

Oltre a Chartres, la Francia conserva il labirinto ottagonale di Amiens, datato 1288 e ampiamente rifatto nell'Ottocento, che al centro ricordava i nomi del vescovo e degli architetti della cattedrale. Quello di Reims, che mostrava anch'esso i costruttori, fu distrutto nel 1779. Qui il labirinto assumeva il valore di una firma: l'architetto si presentava come nuovo Dedalo, costruttore di un edificio meraviglioso.

In Italia, sotto il portico del duomo di San Martino a Lucca, un piccolo labirinto è inciso su un pilastro, accompagnato da un'iscrizione latina che lo dice costruito dal cretese Dedalo e ricorda Teseo e Arianna. A Pavia, nella chiesa di San Michele Maggiore, sopravvivono frammenti di un mosaico pavimentale con il labirinto e il Minotauro. Anche Piacenza e Pontremoli hanno conservato testimonianze di questo motivo.

Il «cammino di Gerusalemme»

Si legge spesso che i fedeli percorressero i labirinti in ginocchio come sostituto del pellegrinaggio in Terrasanta, e che per questo fossero chiamati «chemin de Jérusalem». In realtà questa denominazione è attestata soltanto in età moderna, e non abbiamo descrizioni medievali di un simile uso devozionale. Esistono invece testimonianze di una danza pasquale praticata dai canonici della cattedrale di Auxerre, con una palla lanciata mentre si seguiva il tracciato.

Il significato dei labirinti, dunque, non era unico. Potevano essere un ricordo della cultura classica, una firma orgogliosa dei costruttori, un'immagine morale del cammino verso la salvezza, una parte della liturgia pasquale. Nel mito, del resto, Teseo che vince il Minotauro poteva essere letto come figura di Cristo che sconfigge il demonio. Proprio questa pluralità di significati rende i labirinti una delle forme simboliche più ricche dell'architettura medievale.

Nel Novecento i labirinti sono tornati di moda come percorsi di meditazione, e molti sono stati tracciati in chiese, giardini e ospedali di tutto il mondo sul modello di quello di Chartres. È un uso nuovo, che non va confuso con quello medievale, ma che dimostra la vitalità di un disegno capace di parlare a epoche diversissime.

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