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Il mosaico di Otranto: Alessandro, re Artù e l'albero della vita

Tra il 1163 e il 1165 il monaco Pantaleone ricoprì il pavimento della cattedrale di Otranto con un mosaico enciclopedico: storia e figure.

Il pavimento della cattedrale di Otranto è un immenso tappeto di pietra. Lungo la navata centrale si innalza un albero gigantesco che poggia sul dorso di due elefanti e i cui rami ospitano animali, mostri, eroi, patriarchi, mesi e segni zodiacali. È uno dei più vasti mosaici medievali d'Europa, e ancora oggi lascia il visitatore incerto se stia guardando una Bibbia illustrata, un'enciclopedia o un sogno.

Un'opera firmata e datata

A differenza di molte opere medievali, il mosaico di Otranto ha un autore e una data. Le iscrizioni ricordano il presbitero Pantaleone, che lo eseguì tra il 1163 e il 1165 per volontà dell'arcivescovo Gionata, durante il regno normanno di Guglielmo I. Otranto era allora un porto aperto verso l'Oriente bizantino, e la cultura che si riflette nel mosaico mescola fonti latine, greche e forse anche arabe.

Pantaleone era probabilmente legato al vicino monastero di San Nicola di Casole, celebre per la sua biblioteca di codici greci e per la sua scuola, frequentata da studiosi di tutta la regione. Questa vicinanza spiega la ricchezza dei riferimenti letterari dell'opera, che non si limita alle scene bibliche ma accoglie romanzi, bestiari, calendari e leggende, come in una grande enciclopedia figurata del sapere del tempo.

Dall'albero alla torre di Babele

L'albero della vita organizza l'intera composizione. Intorno al tronco compaiono Adamo ed Eva, la cacciata dal Paradiso, Caino e Abele, l'arca di Noè e la torre di Babele: la storia dell'umanità dalle origini alla dispersione dei popoli. Più in alto, dodici medaglioni presentano i mesi dell'anno con i loro lavori agricoli e i corrispondenti segni dello zodiaco, secondo uno schema diffuso nell'arte romanica.

Accanto a queste scene appare Alessandro Magno che sale al cielo su un cesto sollevato da due grifoni, episodio del celebre romanzo di Alessandro molto letto nel Medioevo. Il re macedone, simbolo dell'ambizione umana che vuole oltrepassare i propri limiti, dialoga con la torre di Babele, altra immagine dell'orgoglio punito.

Il re Artù sul pavimento

Una delle figure più sorprendenti è un re a cavallo di un animale simile a una capra, accompagnato dall'iscrizione Rex Arturus. È una delle più antiche raffigurazioni conosciute di re Artù, e si trova in Puglia, lontano dalle terre in cui nacquero le leggende bretoni. La sua presenza mostra come i racconti arturiani circolassero già nel XII secolo anche nell'Italia meridionale, forse portati dai Normanni.

Accanto ad Artù compare un felino che lo minaccia, e la scena è stata collegata a un episodio delle leggende sul re che combatte contro un gatto mostruoso. Il mosaico accoglie inoltre centauri, sirene bicaudate, un elefante, unicorni e creature dei bestiari, ciascuna portatrice di significati morali nella cultura medievale.

Leggere il mosaico di Otranto significa accettare di non trovare un'interpretazione unica. È probabilmente un grande specchio del mondo, in cui storia sacra, mito, calendario e fantasia convivono sotto il segno dell'albero. Chi cammina lungo la navata, dall'ingresso verso l'altare, compie così un viaggio attraverso l'intero sapere del suo tempo, dalla caduta di Adamo fino alla speranza della redenzione.

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