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Il Teatro del Grand Guignol: paura, ipnosi e follia a Pigalle

Una cappella sconsacrata, André de Lorde e l'attrice Maxa: storia del teatro parigino dell'orrore che dal 1897 al 1962 mise in scena il brivido.

In fondo a un vicolo cieco di Pigalle, al numero 20 bis di rue Chaptal, sorgeva un piccolo teatro ricavato da un'antica cappella. Vi si entrava sotto due angeli scolpiti, e all'interno restavano le gallerie di legno e le decorazioni religiose. Qui dal 1897 al 1962 il Théâtre du Grand-Guignol offrì al pubblico parigino uno spettacolo unico: brevi drammi di terrore alternati a farse, in una sequenza che il pubblico chiamava doccia scozzese, il caldo e il freddo.

Da Guignol al teatro del terrore

Il nome deriva da Guignol, il burattino lionese creato all'inizio dell'Ottocento da Laurent Mourguet, popolano arguto che con il suo bastone dava una lezione ai potenti. Il teatro fu fondato da Oscar Méténier, ex segretario di un commissariato di polizia, che vi presentava drammi naturalistici sulla vita dei bassifondi. Fu però il suo successore Max Maurey, dal 1898, a orientare il repertorio verso il terrore e a farne il marchio del luogo.

Il drammaturgo più legato al Grand Guignol fu André de Lorde, soprannominato il principe del terrore, autore di decine di testi. Alcune sue opere furono scritte in collaborazione con lo psicologo Alfred Binet, noto per i suoi studi sull'intelligenza, e trattavano temi di follia, allucinazione e suggestione. Il teatro rifletteva così l'interesse dell'epoca per la psichiatria, il sonnambulismo e l'ipnosi.

Ipnotizzatori, spiritisti e scienziati

Molti drammi del Grand Guignol mettevano in scena ipnotizzatori criminali, medici senza scrupoli, sedute spiritiche finite male e soggetti posseduti da idee fisse. Il soprannaturale vi compariva di rado in forma diretta: più spesso era la scienza moderna, o la sua degenerazione, a produrre l'orrore. In questo senso il Grand Guignol era l'erede secolarizzato delle antiche paure di stregoneria e possessione.

Gli effetti speciali erano celebri. I tecnici del teatro avevano messo a punto sangue finto, protesi e trucchi di scena che simulavano ferite in modo così convincente che, secondo le cronache, alcuni spettatori svenivano durante le rappresentazioni. Parte di queste notizie era alimentata ad arte dalla stessa direzione, che sapeva quanto il racconto dello svenimento attirasse nuovo pubblico.

Maxa e il declino

La star del teatro fu l'attrice Paula Maxa, attiva negli anni Venti e Trenta, definita la donna più assassinata del mondo per il numero di morti che subì in scena. La sua recitazione, fatta di urla, svenimenti e lunghe agonie, divenne un simbolo dell'intero genere e contribuì a farne un'attrazione per turisti e parigini in cerca di emozioni forti. La piccola sala, con meno di trecento posti, rendeva ogni grido vicinissimo agli spettatori, e la vicinanza fisica era parte essenziale dell'effetto.

Dopo la Seconda guerra mondiale il pubblico si allontanò. L'orrore reale della guerra e dei campi di sterminio aveva reso più difficile divertirsi con la paura simulata, e il cinema offriva ormai effetti più spettacolari. Il teatro chiuse nel 1962. Il termine grand-guignolesco è rimasto nelle lingue europee per indicare l'eccesso di effetti macabri, mentre il suo repertorio ha influenzato il cinema horror del Novecento, che ne ha ereditato il gusto per la suspense breve e per il colpo di scena finale.

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