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La Rotonda di Palladio: una villa costruita come un'immagine del cosmo

Villa Almerico Capra, detta la Rotonda, è il capolavoro di Andrea Palladio a Vicenza: storia, proporzioni armoniche e simbolismo del cerchio nel quadrato.

Su una collinetta alle porte di Vicenza sorge una villa che non ha un fronte e un retro. Quattro facciate identiche, ciascuna con un pronao a colonne ioniche e una scalinata, guardano verso i quattro punti della campagna. Al centro, una sala circolare coperta da una cupola. È Villa Almerico Capra, conosciuta in tutto il mondo come la Rotonda, e forse l'edificio più imitato della storia dell'architettura occidentale.

Un canonico e il suo architetto

Il committente fu Paolo Almerico, ecclesiastico vicentino che aveva servito alla corte papale e che, rientrato in patria, volle una dimora di rappresentanza e di otium, il riposo colto degli antichi. Palladio iniziò i lavori verso la metà degli anni Sessanta del Cinquecento. Alla sua morte, nel 1580, la villa non era finita: la completò Vincenzo Scamozzi, che tra l'altro realizzò una cupola più bassa di quella semisferica prevista dal progetto. Nel 1591 la proprietà passò ai fratelli Capra.

Palladio stesso descrisse la villa nel secondo dei suoi Quattro libri dell'architettura, pubblicati a Venezia nel 1570, sottolineando la posizione sopra un rilievo dolce, circondato da altri colli e bagnato da un fiume, da cui si godono vedute in ogni direzione, come da un grandissimo teatro. Per questo, spiegava, aveva dotato l'edificio di logge su tutti e quattro i lati: la villa è pensata come un osservatorio sul paesaggio.

Il cerchio dentro il quadrato

La pianta della Rotonda combina un quadrato e un cerchio in modo perfettamente simmetrico. È la stessa combinazione che Vitruvio aveva descritto parlando delle proporzioni del corpo umano, e che Leonardo da Vinci aveva illustrato nel celebre disegno dell'uomo vitruviano. Per il pensiero rinascimentale, cerchio e quadrato rappresentavano il cielo e la terra, il divino e l'umano: la loro unione era il segno di un'armonia che univa l'uomo al cosmo.

La sala centrale, illuminata dall'alto, era un luogo in cui questa idea diventava esperienza. Lo spazio si raccoglie attorno a un centro, sotto la cupola affrescata, e si apre poi, attraverso i corridoi, verso i quattro portici e il paesaggio. Chi vi si trova è letteralmente al centro di un sistema di assi orientati, come se la casa fosse una piccola mappa del mondo con l'uomo al suo cuore.

Proporzioni come musica

Lo storico dell'arte Rudolf Wittkower, nel suo studio Architectural Principles in the Age of Humanism del 1949, mostrò come Palladio usasse rapporti numerici derivati dalla teoria musicale, gli stessi che producono gli intervalli consonanti. Questa ricerca si inserisce in una tradizione che risale a Pitagora e a Platone, secondo cui l'universo è ordinato da proporzioni armoniche. Un ambiente ben proporzionato, per Palladio e i suoi contemporanei, risuonava come un accordo.

Non si tratta di esoterismo in senso stretto, ma di una filosofia della forma in cui matematica, musica e architettura sono espressioni di un unico ordine. Lo stesso clima culturale aveva prodotto, pochi decenni prima, il trattato De divina proportione di Luca Pacioli, stampato a Venezia nel 1509. È in questo senso che la Rotonda può essere letta come un'immagine del cosmo abitabile, misurata sulla scala dell'uomo.

La villa, inserita con le altre ville palladiane del Veneto nel patrimonio dell'UNESCO, ha ispirato architetti in Inghilterra, negli Stati Uniti e in Russia: Chiswick House a Londra e Monticello di Thomas Jefferson in Virginia ne sono discendenti diretti o indiretti. Davanti alle sue quattro facciate si comprende perché tanti abbiano voluto copiarla: è una delle rare costruzioni in cui un'idea filosofica si lascia vedere con un solo sguardo.

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