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Il Tempietto di Bramante: il cerchio perfetto sul luogo del martirio

A San Pietro in Montorio Bramante costruì un piccolo tempio circolare: storia, date incerte e simbolismo del cerchio nel Rinascimento romano.

Nel cortile di un convento sul Gianicolo, a Roma, si alza un edificio così piccolo che lo si potrebbe quasi abbracciare con lo sguardo da un solo punto. Ha una pianta circolare, un colonnato dorico tutt'intorno, un tamburo e una cupola. Eppure il Tempietto di San Pietro in Montorio, opera di Donato Bramante, è considerato uno dei manifesti dell'architettura del Rinascimento maturo, il punto in cui l'antico romano rinasce come forma cristiana.

Il luogo e i committenti

Secondo una tradizione medievale, sul Gianicolo l'apostolo Pietro sarebbe stato crocifisso a testa in giù. I sovrani di Spagna, Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia, finanziarono la ricostruzione della chiesa e del convento di San Pietro in Montorio, affidato ai francescani spagnoli. Nel cortile fu eretto il Tempietto, come martyrium che segna il punto in cui si credeva fosse stata piantata la croce.

La datazione è discussa. Un'iscrizione nella cripta riporta l'anno 1502, ma molti storici ritengono che la costruzione sia avvenuta qualche anno più tardi, nel primo decennio del Cinquecento. È uno di quei casi in cui la data scolpita può riferirsi alla fondazione o alla dedicazione più che al completamento dell'opera.

Il linguaggio del cerchio

Il Tempietto riprende la forma dei templi circolari antichi, come quello di Vesta a Tivoli o il tempio rotondo del Foro Boario. Sedici colonne doriche di granito sostengono una trabeazione con metope decorate da oggetti liturgici e simboli petrini, come le chiavi. L'ordine dorico, che il trattato di Vitruvio associava alle divinità virili e forti, era una scelta adatta a un apostolo martire.

Per la cultura neoplatonica del Rinascimento il cerchio era l'immagine della perfezione divina, senza inizio né fine, ugualmente distante dal centro in ogni punto. Costruire un edificio circolare significava evocare l'ordine del cosmo e la natura stessa di Dio. Il Tempietto traduce in pietra questa idea con una purezza che i contemporanei percepirono subito come esemplare.

Un modello per i secoli

Sebastiano Serlio pubblicò nel suo terzo libro di architettura, uscito nel 1540, un progetto in cui il Tempietto doveva essere circondato da un cortile anch'esso circolare, mai realizzato. Andrea Palladio, nei Quattro libri dell'architettura del 1570, lo inserì accanto ai templi dell'antichità, unico edificio moderno a ricevere questo onore. È un riconoscimento eloquente: per Palladio Bramante aveva raggiunto la dignità degli antichi.

Da allora la forma del Tempietto ha generato una discendenza lunghissima, dalle cupole su tamburo colonnato di molte chiese barocche fino a edifici civili ottocenteschi in Europa e in America. La stessa cupola di San Pietro, nel progetto di Bramante e poi in quello di Michelangelo, condivide con il piccolo martyrium del Gianicolo il sogno di un centro perfetto.

Visitare oggi il Tempietto significa trovarsi di fronte a un'idea più che a un monumento. Le sue dimensioni ridotte costringono a girargli intorno, a osservarne le proporzioni da vicino, a scendere nella cripta dove si indica il luogo della croce. Si comprende allora come un'architettura minima possa contenere una visione del mondo, in cui la memoria del martirio cristiano e la perfezione geometrica degli antichi diventano una cosa sola.

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