Marchio registrato Studio Esoterico CornelioArte OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio

Tartini e il Trillo del diavolo: una sonata nata da un sogno

Il diavolo che suona il violino in sogno: la storia raccontata da Tartini all'astronomo Lalande e la sonata in sol minore che ne porta ancora il nome.

Tra le leggende della musica occidentale, poche hanno avuto la fortuna del sogno di Giuseppe Tartini. Il violinista nato a Pirano, in Istria, nel 1692, e morto a Padova nel 1770, raccontò di aver visto in sogno il diavolo suonare il violino con un'abilità sovrumana. Da quella visione sarebbe nata la sonata in sol minore che conosciamo come Il trillo del diavolo. La storia ci è arrivata attraverso un testimone preciso, e questo la rende diversa da molte dicerie anonime.

Il racconto riferito a Lalande

La fonte è l'astronomo francese Joseph-Jérôme de Lalande, che incontrò Tartini durante il suo viaggio in Italia e ne riportò le parole nel Voyage d'un François en Italie, pubblicato nel 1769. Secondo quel racconto, Tartini sognò di aver stretto un patto con il demonio, che si mise al suo servizio. Per metterlo alla prova, il musicista gli porse il violino, e il diavolo eseguì una sonata di una bellezza tale da lasciarlo senza fiato.

Al risveglio Tartini afferrò lo strumento e cercò di ricordare ciò che aveva ascoltato. Il brano che ne ricavò, disse, era il migliore che avesse mai scritto, ma restava lontanissimo da quello udito in sogno. Il musicista confidò a Lalande che avrebbe rotto il violino e abbandonato per sempre la musica, se avesse potuto vivere senza di essa. Il racconto, dunque, parla più del limite dell'artista che di un vero patto infernale.

Una datazione incerta

Lalande colloca il sogno nel 1713, quando Tartini era poco più che ventenne. In quegli anni il giovane violinista viveva un periodo turbolento: aveva sposato in segreto Elisabetta Premazore, protetta del cardinale Giorgio Cornaro, e per sfuggire alle conseguenze aveva lasciato Padova trovando rifugio presso il Sacro Convento di Assisi. Alcuni biografi collegano il sogno a questo soggiorno, ma la coincidenza non è dimostrabile.

Anche la sonata pone problemi. Lo stile della partitura che conosciamo sembra più maturo di quanto ci si aspetterebbe da un'opera del 1713, e molti studiosi la ritengono composta parecchi anni dopo. Il manoscritto originale non è noto, e la sonata fu pubblicata solo nel 1798 a Parigi dal violinista Jean-Baptiste Cartier, nella sua raccolta didattica L'Art du violon, quasi trent'anni dopo la morte dell'autore.

Il trillo e la scuola delle nazioni

Il soprannome deriva dall'ultimo movimento, dove il violinista deve sostenere lunghi trilli mentre con le altre dita esegue contemporaneamente una seconda linea melodica. È un passaggio di grande difficoltà, che nel Settecento doveva apparire davvero diabolico, e che ancora oggi mette alla prova gli interpreti. Nella tradizione esecutiva successiva fu aggiunta talvolta una cadenza virtuosistica, che accentua ulteriormente l'effetto.

Al di là della leggenda, Tartini fu uno dei musicisti più importanti del suo secolo. Dal 1721 fu primo violino della cappella della Basilica di Sant'Antonio a Padova, dove aprì una scuola frequentata da allievi di tutta Europa, detta per questo «scuola delle nazioni». Studiò anche la fisica del suono e descrisse il cosiddetto terzo suono, un tono che si percepisce quando due note vengono suonate insieme con intonazione precisa.

Il sogno di Tartini è entrato nell'immaginario romantico e ha ispirato racconti, quadri e saggi sulla creatività. Resta il fatto che la sonata, qualunque sia la sua vera origine, è una delle pagine violinistiche più eseguite del Settecento italiano. La leggenda le ha dato un nome indimenticabile, ma è la qualità della scrittura ad averla mantenuta in repertorio per oltre due secoli, nelle sale da concerto come nei conservatori.

Musica

Holst e I pianeti: una suite nata dall'astrologia

Da Marte a Nettuno, senza la Terra: perché Gustav Holst costruì I pianeti sui caratteri astrologici e non sull'astronomia, e come nacque la suite.

Musica

Wagner e il Parsifal: il Graal, la lancia e il mago Klingsor

Bayreuth, 1882: l'ultima opera di Wagner unisce la leggenda del Graal di Wolfram von Eschenbach, il mago Klingsor e l'idea di redenzione per compassione.

Architettura e scultura

Villa Palagonia a Bagheria: i mostri di pietra che turbarono Goethe

Nani, draghi, musici e creature ibride sul muro di cinta: storia di Villa Palagonia a Bagheria, del principe Gravina e della visita di Goethe nel 1787.