Marchio registrato Studio Esoterico CornelioArte OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio

Pirandello e I giganti della montagna: il mago Cotrone e la Scalogna

L'ultimo mito incompiuto di Pirandello: Cotrone, la villa della Scalogna e il confine tra teatro e magia nell'opera rappresentata a Boboli nel 1937.

Luigi Pirandello morì a Roma il 10 dicembre 1936 lasciando incompiuta l'opera a cui lavorava da anni, I giganti della montagna. Ne aveva scritto i primi due atti e parte del terzo; il resto lo conosciamo soltanto dal racconto del figlio Stefano, a cui il padre aveva esposto il finale nelle ultime notti. Il testo fu rappresentato per la prima volta il 5 giugno 1937 a Firenze, nel Giardino di Boboli, con la regia di Renato Simoni.

Il terzo dei miti

Pirandello considerava I giganti della montagna il terzo dei suoi miti teatrali, dopo La nuova colonia, dedicata al mito sociale, e Lazzaro, dedicata al mito religioso. Questo terzo mito riguarda l'arte: che cosa sia la poesia e quale posto possa avere in un mondo che non sa più accoglierla. Lo spazio dell'azione è sospeso tra la realtà e il sogno, in un luogo che il testo stesso colloca fuori dal tempo.

Una compagnia di attori ridotta in miseria, guidata dalla contessa Ilse, arriva in una villa isolata chiamata la Scalogna. Gli attori portano con sé un dramma, La favola del figlio cambiato, che lo stesso Pirandello aveva scritto in precedenza, e che nessun pubblico ha saputo amare. La villa è abitata da un gruppo di strani personaggi, gli Scalognati, che hanno rinunciato al mondo.

Cotrone, il mago

A capo degli Scalognati c'è Cotrone, figura di mago che Pirandello costruisce con grande cura. Cotrone non pratica una magia rituale: il suo potere consiste nel liberare le immagini che abitano la mente e nel farle apparire. Nella villa i sogni si materializzano, i fantocci prendono vita, le apparizioni camminano tra le stanze. Cotrone dice di inventare la verità, e vede nella villa un luogo dove l'immaginazione non ha bisogno di essere creduta per esistere.

In questo personaggio confluiscono molte suggestioni: il Prospero shakespeariano, l'interesse di Pirandello per lo spiritismo e i fenomeni medianici, già presente in romanzi come Il fu Mattia Pascal, e l'idea romantica del poeta come evocatore. Ma Cotrone è soprattutto un'immagine del teatro stesso, che crea mondi destinati a dissolversi alla fine della rappresentazione.

I giganti invisibili

I giganti del titolo non compaiono mai in scena. Sono i signori della montagna, impegnati in grandi opere di costruzione e indifferenti alla poesia. Secondo il racconto di Stefano Pirandello, nel finale la compagnia avrebbe recitato davanti ai servi dei giganti, che non avrebbero compreso lo spettacolo, con esito tragico per Ilse. È una conclusione che molti hanno letto come amara riflessione sul destino dell'arte nella società moderna.

Il testo ha avuto una lunga fortuna scenica. Giorgio Strehler lo mise in scena più volte, nel 1947, nel 1966 e nel 1994, facendone uno dei titoli simbolo del Piccolo Teatro di Milano. Ogni regista ha dovuto affrontare il problema del finale mancante, scegliendo se rappresentarlo, raccontarlo o lasciarlo sospeso.

I giganti della montagna resta così un'opera sulla soglia: tra realtà e fantasia, tra vita e morte, tra la magia come dono interiore e il teatro come arte pubblica. Che l'autore sia morto prima di concluderla ha aggiunto all'opera un'aura particolare, come se il suo stesso destino rispecchiasse l'incompiutezza di ogni sogno.

Cinema e teatro

Sacre rappresentazioni medievali: angeli, diavoli e bocca dell'inferno

Dal Quem quaeritis ai misteri francesi e alle macchine di Brunelleschi: come il Medioevo mise in scena il sacro, il miracolo e il diavolo.

Cinema e teatro

Il gabinetto del dottor Caligari e l'incubo espressionista

Scenografie dipinte, sonnambulismo e follia: storia e significato del film di Robert Wiene del 1920, manifesto del cinema espressionista tedesco.

Pittura

Hilma af Klint e i Dipinti per il Tempio: l'astrazione nata dagli spiriti

Le Cinque, le sedute spiritiche, i Dieci più grandi del 1907 e l'incontro con Steiner: come Hilma af Klint arrivò all'astrazione prima di Kandinsky.