Marchio registrato Studio Esoterico CornelioArte OccultaUn sito dello Studio Esoterico Cornelio

Il teatro delle ombre: dal wayang di Giava al cabaret di Montmartre

Sagome di cuoio, lampade a olio e anime evocate: storia del teatro delle ombre in Cina, a Giava, in Turchia e nella Parigi dello Chat Noir.

Una lampada, un telo teso e alcune figure ritagliate bastano a creare un mondo. Il teatro delle ombre è una delle forme di spettacolo più diffuse e più antiche dell'Asia, e in molte culture è stato legato al mondo degli spiriti, degli antenati e degli dei. Le sue sagome non mostrano direttamente i corpi, ma la loro proiezione, e proprio per questo si prestano a rappresentare ciò che appartiene a un'altra dimensione.

La leggenda cinese di Lady Li

In Cina una leggenda antica collega l'origine del teatro delle ombre a un episodio della corte degli Han. Secondo il racconto, riferito nelle storie dinastiche, l'imperatore Wu, inconsolabile per la morte della sua concubina preferita, la dama Li, si rivolse a un mago di nome Shaoweng, che una notte gli mostrò dietro una cortina la figura della donna amata. L'imperatore la vide da lontano, senza poterla avvicinare.

Il racconto non va preso come testimonianza storica dell'invenzione, ma rivela un'idea profonda: l'ombra è un modo per rendere visibile l'assente. Il teatro delle ombre cinese si sviluppò soprattutto in epoca Song, tra il X e il XIII secolo, con figure di pelle d'asino o di bue finemente traforate e colorate, e rimase per secoli uno spettacolo popolare legato alle feste e ai riti familiari.

Il wayang kulit e il dalang

A Giava e a Bali il teatro delle ombre prende il nome di wayang kulit, letteralmente ombre di cuoio. Il narratore, chiamato dalang, siede dietro uno schermo bianco illuminato da una lampada a olio, il blencong, e manovra da solo decine di figure, dà loro la voce e guida l'orchestra del gamelan. Le rappresentazioni possono durare tutta la notte e attingono ai grandi poemi indiani, il Ramayana e il Mahabharata, rielaborati dalla cultura locale.

Il dalang non è soltanto un attore: in passato gli venivano attribuiti un ruolo rituale e una conoscenza sacra, e alcune rappresentazioni accompagnavano cerimonie di purificazione o di protezione. Lo schermo, secondo un'interpretazione tradizionale giavanese, rappresenta il mondo, e la lampada la luce divina che dà vita alle forme. Nel 2003 l'UNESCO ha riconosciuto il wayang come capolavoro del patrimonio orale e immateriale dell'umanità.

Karagöz e le ombre del Mediterraneo

Nell'impero ottomano il teatro delle ombre trovò i suoi protagonisti in due personaggi, Karagöz e Hacivat: il primo popolano, diretto e irruente, il secondo colto e pomposo. Le loro dispute comiche, rappresentate con sagome di pelle di cammello traslucida e colorata, erano uno dei divertimenti tipici delle notti di Ramadan. La tradizione locale lega i due personaggi a Bursa, dove si trovano monumenti a loro dedicati.

In Europa le ombres chinoises arrivarono nel Settecento e divennero uno svago alla moda. Il momento più alto fu a Parigi, al cabaret Le Chat Noir di Montmartre, dove tra il 1886 e il 1897 l'artista Henri Rivière allestì spettacoli di ombre di grande raffinatezza. Tra i più celebri vi fu La Tentation de saint Antoine, del 1887, con demoni, regine e visioni proiettate in sequenze elaborate.

Il teatro delle ombre richiama inevitabilmente il mito della caverna narrato da Platone nella Repubblica, in cui i prigionieri scambiano per realtà le ombre proiettate sul muro. Ma nelle tradizioni asiatiche l'ombra non è soltanto inganno: è il linguaggio con cui l'invisibile si lascia intravedere. In questa ambivalenza, tra illusione e rivelazione, sta il legame profondo tra le sagome di cuoio e la successiva arte del cinema.

Cinema e teatro

Jean-Eugène Robert-Houdin, l'orologiaio che inventò il mago moderno

Automi, seconda vista e la missione in Algeria del 1856: la vita del prestigiatore di Blois che portò la magia dai baracconi ai salotti eleganti.

Cinema e teatro

Il teatro Nō e gli spiriti: fantasmi, maschere e sogni giapponesi

Kan'ami, Zeami e il mugen nō: come il teatro classico giapponese portò in scena fantasmi, spiriti posseduti e demoni con maschere di legno e musica.

Pittura

L'incubo di Füssli: il demone notturno che conquistò Londra

Il dipinto del 1781 di Johann Heinrich Füssli, oggi a Detroit: la mara del folklore, la cavalla tra le tende e la fortuna di un'icona romantica.