Georges Méliès: il prestigiatore che trasformò il cinema in magia
Da illusionista al Théâtre Robert-Houdin a pioniere degli effetti speciali: come Georges Méliès fece del cinematografo un nuovo strumento di meraviglia.
Quando i fratelli Lumière presentarono il loro cinematografo a Parigi, il 28 dicembre 1895, tra gli spettatori c'era un uomo che di mestiere faceva sparire le persone. Georges Méliès, nato a Parigi nel 1861 in una famiglia di industriali calzaturieri, dirigeva dal 1888 il Théâtre Robert-Houdin, la sala di illusionismo fondata dal grande prestigiatore di Blois. Capì subito che le immagini in movimento potevano diventare il trucco più potente mai visto su un palcoscenico.
Dal palcoscenico dell'illusione alla macchina da presa
Méliès non riuscì ad acquistare un apparecchio dai Lumière, che rifiutarono di venderlo, e se ne procurò uno a Londra, adattandolo alle sue esigenze. Nel 1896 cominciò a girare brevi film e fondò la Star Film, il cui marchio era una stella. I primi titoli imitavano le vedute documentarie in voga, ma ben presto il repertorio si riempì di diavoli, scheletri, fate e alchimisti, le figure che da decenni popolavano i numeri dei teatri di magia.
Secondo un racconto dello stesso Méliès, la scoperta decisiva avvenne per caso: mentre riprendeva la piazza dell'Opéra la pellicola si inceppò, e alla proiezione un omnibus sembrò trasformarsi in un carro funebre. Che l'aneddoto sia vero o abbellito, Méliès comprese che interrompendo la ripresa e cambiando ciò che stava davanti all'obiettivo si potevano far apparire e scomparire oggetti e persone. Era il principio della sostituzione, cuore di tutti i suoi incantesimi visivi.
Lo studio di vetro di Montreuil
Nel 1897 Méliès fece costruire a Montreuil, alle porte di Parigi, uno studio dalle pareti e dal tetto di vetro, simile a una serra, per sfruttare la luce naturale. Lì dipingeva fondali in scala di grigi, progettava botole, carrelli e macchinari come in un teatro, e combinava esposizioni multiple, dissolvenze e mascherini. In Le Manoir du diable del 1896 un pipistrello si muta in Mefistofele; in L'Homme à la tête en caoutchouc del 1901 una testa si gonfia come un pallone.
Molti suoi film venivano colorati a mano, fotogramma per fotogramma, da laboratori di coloritura. Il risultato ricordava le stampe popolari e le lastre della lanterna magica, a cui Méliès doveva moltissimo. Il suo cinema non nasceva dal desiderio di riprodurre la realtà, ma da quello di ingannare lo sguardo con eleganza, proprio come facevano i maghi di salotto dell'Ottocento.
Viaggi nell'impossibile
Il titolo più celebre resta Le Voyage dans la Lune del 1902, in cui un gruppo di astronomi dall'aspetto di maghi, con lunghe vesti e cappelli a punta, raggiunge il satellite. Seguirono Le Royaume des fées nel 1903 e Le Voyage à travers l'impossible nel 1904. Méliès stesso compariva spesso in scena nei panni del mago, del diavolo o del professore stravagante, firmando così ogni film con la propria figura di illusionista.
La concorrenza delle grandi case di produzione e i cambiamenti del gusto lo portarono alla rovina negli anni Dieci. Per un periodo vendette giocattoli in un chiosco della stazione di Montparnasse, finché alla fine degli anni Venti alcuni giornalisti e cineasti lo riscoprirono e nel 1931 ricevette la Legione d'onore. Morì nel 1938. Oggi è ricordato come colui che diede al cinema la sua vocazione fantastica: non una finestra sul mondo, ma una scatola di prodigi in cui la magia del teatro trovava una nuova vita.