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Häxan di Benjamin Christensen: la stregoneria attraverso i secoli

Il film-saggio danese-svedese del 1922 che ricostruì la caccia alle streghe tra incisioni, Malleus Maleficarum e psichiatria: storia di un'opera unica.

Tra i film muti dedicati al soprannaturale, Häxan occupa un posto a parte. Realizzato dal regista danese Benjamin Christensen e prodotto in Svezia dalla Svensk Filmindustri, uscì nel 1922 dopo una lavorazione lunga e costosa. Non racconta una sola storia, ma alterna ricostruzioni, immagini d'epoca e commenti, come un saggio illustrato sulla stregoneria dal mondo antico fino all'inizio del Novecento. Il titolo è semplicemente la parola svedese per strega.

Un documentario prima del documentario

Il film è diviso in sette capitoli. Il primo mostra incisioni, xilografie e miniature, tra cui immagini di demoni e del sabba tratte da libri a stampa del Cinquecento e del Seicento, commentate dalle didascalie con un tono da conferenza universitaria. Christensen aveva studiato a lungo le fonti, e tra queste il Malleus Maleficarum, il manuale sulla caccia alle streghe pubblicato nel 1486 dai domenicani Heinrich Kramer e, secondo l'attribuzione tradizionale oggi discussa, Jacob Sprenger.

I capitoli successivi ricostruiscono con attori la vita di un villaggio medievale: una vecchia accusata di stregoneria, gli inquisitori, le confessioni ottenute con la tortura, i processi che si moltiplicano per contagio. Christensen stesso interpreta il diavolo, con un trucco grottesco che mostra la lingua e agita le corna. Le scene del sabba, con danze, banchetti e cortei di demoni, impressionarono molto gli spettatori dell'epoca.

La tesi: dalla strega all'isteria

La parte finale del film porta la vicenda nel presente del 1922. Christensen accosta le streghe del passato alle donne che la psichiatria del suo tempo diagnosticava come isteriche, ricoverate nelle cliniche o sottoposte a cure. La tesi, discutibile alla luce degli studi successivi, era che fenomeni un tempo letti come possessione o stregoneria fossero disturbi nervosi mal compresi, e che la società moderna avesse soltanto sostituito il rogo con l'ospedale.

Oggi gli storici della caccia alle streghe preferiscono spiegazioni più articolate, legate a fattori religiosi, giuridici, economici e sociali. Ma l'impostazione di Christensen, figlia del positivismo e della psichiatria di Charcot, resta un documento prezioso del modo in cui il primo Novecento guardava al proprio passato magico, con un misto di razionalismo e di fascinazione, senza riuscire a nascondere il piacere visivo con cui ricostruisce proprio ciò che vuole smascherare.

Censure e rinascite

Le scene di nudo, tortura e profanazione fecero sì che il film fosse censurato o vietato in diversi paesi. Rimase comunque un'opera di culto tra i cineasti e gli studiosi. Nel 1968 ne fu distribuita una versione accorciata con una colonna sonora jazz e la voce narrante dello scrittore William S. Burroughs, con il titolo inglese Witchcraft Through the Ages, che lo fece conoscere a una nuova generazione di spettatori.

Häxan colpisce ancora per la libertà della sua forma: mescola storia dell'arte, teatro, documentario e incubo, e usa le immagini antiche come fonti da interrogare. Per chi studia la presenza dell'esoterismo nelle arti è un caso esemplare, perché mostra il cinema non solo come strumento di meraviglia, ma come mezzo per riflettere su credenze, paure e persecuzioni del passato europeo.

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