Gustave Moreau, il pittore che trasformò il mito in enigma
Edipo e la Sfinge, Salomè e L'apparizione, la casa-museo di Parigi: l'universo simbolico di Gustave Moreau, maestro di Matisse e Rouault.
Al numero 14 di rue de La Rochefoucauld, a Parigi, si visita una delle case-museo più singolari d'Europa. Gustave Moreau, nato nel 1826 e morto nel 1898, la trasformò negli ultimi anni in un grande atelier destinato a conservare dopo di lui migliaia di dipinti, acquerelli e disegni. Aperto al pubblico nel 1903, il museo restituisce l'universo di un pittore che fece del mito un linguaggio esoterico e prezioso.
Edipo, la Sfinge e il mistero
Il successo arrivò al Salon del 1864 con Edipo e la Sfinge, oggi al Metropolitan Museum of Art di New York. La creatura alata, con corpo di leonessa e volto di donna, si aggrappa al petto dell'eroe e lo fissa a pochi centimetri dal volto, mentre ai piedi giacciono i resti delle vittime. Il quadro trasformava un episodio del mito tebano in un confronto silenzioso tra l'uomo e l'enigma, tra la conoscenza e la morte.
Moreau amava i soggetti in cui il mito si carica di significati spirituali: Orfeo, Prometeo, Giasone, le muse, Leda, Giove e Semele. Nella tarda tela Giove e Semele, del 1895, conservata nel suo museo, il dio appare in trono in una gloria di architetture e figure simboliche, mentre la donna mortale viene annientata dalla visione della sua vera natura.
Salomè e L'apparizione
Al Salon del 1876 Moreau presentò due opere dedicate a Salomè: un dipinto a olio con la danzatrice davanti a Erode e un grande acquerello, L'apparizione, oggi al Louvre, in cui la testa di Giovanni Battista appare sospesa a mezz'aria, circondata da un'aureola, davanti alla giovane che la indica. Le architetture ricordano insieme templi indiani, moschee e basiliche, e la superficie è coperta da una fitta trama di decorazioni sottili come incisioni.
Joris-Karl Huysmans, nel romanzo Controcorrente del 1884, descrisse a lungo le due Salomè possedute dal suo protagonista, l'esteta Des Esseintes, facendo di Moreau il pittore per eccellenza della decadenza raffinata. Da quel momento simbolisti, poeti e occultisti di fine secolo lo considerarono un maestro, anche se egli rimase sempre riservato e lontano dalle cerchie mondane.
Il maestro di Matisse e Rouault
Dai primi anni Novanta Moreau insegnò all'École des Beaux-Arts di Parigi, dove ebbe allievi molto diversi tra loro, come Henri Matisse, Albert Marquet e Georges Rouault. Lasciava loro grande libertà, invitandoli a studiare i maestri del Louvre e a sviluppare la propria immaginazione invece di imitare uno stile. Rouault divenne poi il primo conservatore del museo voluto dal maestro.
Che dalla sua scuola siano usciti alcuni protagonisti dell'arte moderna non è un paradosso. Moreau insegnava che il colore e la forma possono avere un valore autonomo, capace di parlare all'anima prima ancora che all'occhio. I suoi ultimi abbozzi a olio, quasi astratti, conservati nel museo, mostrano fino a che punto egli stesso avesse spinto questa ricerca negli anni della maturità.
Moreau non aderì a nessun ordine esoterico, ma la sua pittura parla il linguaggio delle iniziazioni: figure immobili, ornamenti che sembrano formule, miti scelti per la loro capacità di alludere a verità nascoste. Per questo è considerato il precursore più importante del Simbolismo francese e un ponte tra la tradizione accademica e le avanguardie del Novecento.