La lanterna magica: diavoli, scheletri e meraviglie proiettate
Da Huygens e Kircher ai lanternisti girovaghi: la storia della lanterna magica, l'apparecchio seicentesco che proiettava immagini nel buio come apparizioni.
Molto prima del cinema, nelle sale buie delle corti e poi nelle piazze dei villaggi, comparivano sulle pareti figure luminose di diavoli, scheletri e paesaggi lontani. Le proiettava la lanterna magica, un apparecchio composto da una scatola con una fonte di luce, uno specchio concavo e una lente, davanti alla quale si facevano scorrere lastre di vetro dipinte. Il nome stesso dichiara la sua natura: uno strumento ottico percepito come prodigio.
Huygens, Kircher e le origini
Le origini della lanterna magica sono discusse, ma la documentazione più antica rimanda al fisico olandese Christiaan Huygens, che intorno al 1659 disegnò una serie di figure destinate a essere proiettate. Tra esse c'è uno scheletro che si toglie il teschio e lo rimette al suo posto, ottenuto con lastre sovrapposte: già all'inizio, dunque, la nuova tecnica si rivolgeva al macabro e al meraviglioso.
Il gesuita tedesco Athanasius Kircher, erudito enciclopedico che lavorava a Roma, trattò dei giochi di luce e ombra nella sua Ars magna lucis et umbrae, pubblicata nel 1646. Nella seconda edizione del 1671 compare un'illustrazione di una lanterna che proietta figure, tra cui un'anima tra le fiamme. A Kircher la tradizione attribuì a lungo l'invenzione, ma oggi gli storici ritengono che egli abbia piuttosto descritto e diffuso un dispositivo già esistente.
Lanternisti e spettacoli girovaghi
Nella seconda metà del Seicento la lanterna si diffuse rapidamente. Il danese Thomas Walgensten la mostrò in varie città europee e alla corte di Copenaghen, e nel Settecento diventò un mestiere popolare. I lanternisti girovaghi, spesso provenienti dalla Savoia o dall'Italia settentrionale, portavano l'apparecchio sulla schiena e offrivano spettacoli nelle case, nelle osterie e nelle fiere, accompagnandoli con racconti e musica.
I soggetti erano vari: scene bibliche, vite di santi, favole, caricature, vedute di città straniere. Ma un posto di rilievo spettava sempre al diavolo, all'inferno, alla morte e agli spiriti. Il pubblico, in gran parte analfabeta, viveva la proiezione come un'esperienza al confine tra il divertimento e il timore, e alcuni predicatori ne approfittarono per rendere più efficaci le loro immagini dell'aldilà.
Dalla meraviglia alla scienza
Nell'Ottocento la lanterna magica si perfezionò grazie a nuove fonti di luce, come la luce ossidrica, e a lastre con meccanismi che permettevano movimenti, rotazioni e trasformazioni. Con la tecnica delle dissolvenze, ottenuta con due o tre lanterne affiancate, un paesaggio diurno poteva diventare notturno, o un castello in rovina riacquistare l'aspetto antico. Le conferenze scientifiche e le lezioni scolastiche se ne servirono largamente.
Il passaggio dalla magia alla scienza non cancellò il fascino originario. Quando Georges Méliès e altri pionieri cominciarono a proiettare film, il pubblico conosceva già da due secoli l'esperienza di sedersi al buio davanti a immagini di luce. La lanterna magica aveva preparato lo sguardo europeo al cinema, e con esso l'idea che una sala oscura potesse diventare il luogo delle apparizioni. Non a caso molti dei primi film riprendevano soggetti, trucchi e perfino le cornici decorative delle lastre dipinte, come se la nuova arte volesse dichiarare la propria discendenza.