Hilma af Klint e i Dipinti per il Tempio: l'astrazione nata dagli spiriti
Le Cinque, le sedute spiritiche, i Dieci più grandi del 1907 e l'incontro con Steiner: come Hilma af Klint arrivò all'astrazione prima di Kandinsky.
Quando morì a Djursholm, vicino a Stoccolma, nel 1944, Hilma af Klint lasciò oltre mille opere e una disposizione precisa: i suoi dipinti astratti non dovevano essere mostrati prima che fossero trascorsi almeno vent'anni dalla sua morte. Il pubblico internazionale li scoprì solo nel 1986, in una mostra di Los Angeles dedicata allo spirituale nell'arte. Da allora la sua figura ha costretto gli storici a riscrivere le origini dell'astrazione.
Una pittrice accademica e le Cinque
Nata a Solna nel 1862 in una famiglia di ufficiali di marina, af Klint studiò all'Accademia reale di belle arti di Stoccolma e si affermò come pittrice di paesaggi, ritratti e illustrazioni botaniche. Parallelamente coltivava un forte interesse per lo spiritismo e la teosofia, molto diffusi nella Svezia di fine Ottocento. Nel 1896 formò con altre quattro donne un gruppo chiamato De Fem, le Cinque, che si riuniva regolarmente per sedute spiritiche.
Durante questi incontri il gruppo annotava messaggi che attribuiva a entità spirituali chiamate «i Grandi Maestri» e praticava forme di disegno automatico, in cui la mano si muoveva senza un controllo cosciente. Secondo i quaderni di af Klint, nel 1904 una di queste guide le avrebbe affidato il compito di realizzare dipinti per un tempio destinato ad accogliere un nuovo messaggio spirituale.
I Dipinti per il Tempio
Tra il 1906 e il 1915 af Klint lavorò al ciclo dei Dipinti per il Tempio, composto da 193 opere raggruppate in serie. Il nucleo più spettacolare è quello dei Dieci più grandi, del 1907: pannelli di oltre tre metri di altezza che rappresentano le età della vita umana, dall'infanzia alla vecchiaia, con spirali, petali, lettere e forme organiche in colori chiari e decisi. Queste immagini precedono di alcuni anni le prime astrazioni di Kandinsky.
La pittrice descrisse i primi lavori del ciclo come dettati da una forza esterna, che guidava la sua mano senza che ne conoscesse in anticipo il significato. Nelle serie successive, come quella dei Cigni e quella delle Pale d'altare, la composizione diventa più geometrica e meditata, con simmetrie, cerchi e triangoli che alludono all'unione degli opposti e all'evoluzione dell'anima.
L'incontro con Steiner
Nel 1908 af Klint incontrò Rudolf Steiner, allora segretario generale della sezione tedesca della Società Teosofica, che visitò il suo studio. Secondo i racconti tramandati, Steiner si mostrò perplesso e ritenne che i contemporanei non avrebbero compreso quelle opere. La pittrice interruppe per alcuni anni il ciclo, ma in seguito aderì all'antroposofia fondata da Steiner e soggiornò a lungo a Dornach, in Svizzera, presso il Goetheanum.
Negli ultimi decenni af Klint continuò a dipingere acquerelli di ispirazione spirituale e a riempire migliaia di pagine di quaderni, in cui annotava visioni, schemi cromatici e riflessioni sul significato delle sue opere. Questi scritti, conservati dalla fondazione che porta il suo nome, sono oggi una fonte preziosa per comprendere il legame tra la sua pittura e le dottrine esoteriche che la ispirarono.
La grande retrospettiva del Museo Guggenheim di New York, tra il 2018 e il 2019, ha portato la sua opera a un pubblico vastissimo. La sua vicenda mostra che l'astrazione europea non nacque soltanto da ricerche formali, ma anche da pratiche spirituali e da dottrine esoteriche, e che una pittrice rimasta in disparte aveva percorso quella strada in anticipo e in modo indipendente dai maestri più celebri.