Sacre rappresentazioni medievali: angeli, diavoli e bocca dell'inferno
Dal Quem quaeritis ai misteri francesi e alle macchine di Brunelleschi: come il Medioevo mise in scena il sacro, il miracolo e il diavolo.
Il teatro europeo, scomparso con la fine del mondo antico come istituzione pubblica, rinacque nel Medioevo dentro le chiese. Il primo germe è un breve dialogo cantato nella liturgia della Pasqua, noto dalle sue parole iniziali come Quem quaeritis, cioè chi cercate: l'angelo domanda alle donne giunte al sepolcro chi stiano cercando, e annuncia la resurrezione. La Regularis Concordia, redatta in Inghilterra intorno al 970, descrive già come i monaci dovessero rappresentarlo, con vesti e gesti.
Dalla liturgia alla piazza
Nei secoli successivi questi drammi liturgici si arricchirono di episodi e personaggi. Nel XII secolo a Beauvais fu composto il Ludus Danielis, un dramma musicale sulla storia del profeta Daniele, e nello stesso periodo nacque in ambiente anglo-normanno il Jeu d'Adam, in lingua volgare. Le didascalie di quest'ultimo prevedono che i demoni corrano tra il pubblico e trascinino i dannati verso l'inferno, tra fumo e rumori di pentole percosse.
Con il tempo le rappresentazioni uscirono dalle chiese verso i sagrati e le piazze, si allungarono e passarono in parte nelle mani delle confraternite e delle corporazioni cittadine. In Italia, a partire dal Duecento, le confraternite umbre dei disciplinati svilupparono la lauda drammatica, legata anche alla poesia di Jacopone da Todi, da cui nacque un teatro devoto in lingua volgare.
Misteri e cicli
In Francia si diffusero i mystères, rappresentazioni gigantesche della storia sacra. La Passione di Arnoul Gréban, composta intorno alla metà del Quattrocento, conta decine di migliaia di versi e richiedeva più giornate di spettacolo. In Inghilterra fiorirono i cicli di York, di Chester e di Wakefield, legati alla festa del Corpus Domini: ogni corporazione allestiva un episodio su un carro, dalla creazione del mondo al giudizio universale, e i carri sfilavano per la città.
La scena simultanea mostrava contemporaneamente il paradiso, la terra e l'inferno. Quest'ultimo aveva spesso la forma di una gigantesca bocca di mostro, la bocca dell'inferno, che si apriva e si chiudeva con meccanismi, emettendo fuoco e fumo. I diavoli, con maschere animalesche, corna e code, erano tra i personaggi più amati dal pubblico, perché univano la paura al comico e alla farsa.
Le macchine di Firenze
Nella Firenze del Quattrocento la sacra rappresentazione raggiunse una straordinaria raffinatezza. Feo Belcari scrisse nel 1449 la Rappresentazione di Abramo e Isac, uno dei testi più noti del genere. Per le feste dell'Annunciazione e dell'Ascensione, allestite in alcune chiese della città, si costruirono macchine sceniche che facevano scendere angeli dall'alto tra luci e nuvole. Giorgio Vasari attribuisce a Filippo Brunelleschi l'ideazione di uno di questi ingegni per la chiesa di San Felice in Piazza.
Un vescovo russo, Abramo di Suzdal, che visitò Firenze nel 1439 al tempo del concilio, lasciò una descrizione meravigliata di questi spettacoli, con angeli sospesi, fiaccole e cieli rotanti. Le sacre rappresentazioni prepararono così la scenotecnica del Rinascimento e del Barocco, e con essa l'idea che il teatro potesse rendere visibile il soprannaturale, facendo scendere il cielo sulla terra e aprendo davanti agli occhi le porte dell'inferno.