Jean-Eugène Robert-Houdin, l'orologiaio che inventò il mago moderno
Automi, seconda vista e la missione in Algeria del 1856: la vita del prestigiatore di Blois che portò la magia dai baracconi ai salotti eleganti.
Prima di lui il prestigiatore era spesso un personaggio da fiera, vestito con tuniche ricamate di stelle e circondato da tavoli coperti fino a terra che nascondevano aiutanti e meccanismi. Dopo di lui il mago divenne un gentiluomo in abito da sera, che si esibiva in un salotto elegante con oggetti in apparenza ordinari. Jean-Eugène Robert-Houdin, nato a Blois nel 1805, è per questo considerato il padre dell'illusionismo moderno.
Un orologiaio con la passione degli automi
Figlio di un orologiaio, Jean-Eugène Robert apprese il mestiere paterno e aggiunse al proprio cognome quello della moglie, Houdin. Secondo il suo racconto, la vocazione per la magia nacque da un errore di un libraio, che gli consegnò un trattato di giochi di prestigio al posto di un manuale di orologeria. L'episodio, narrato nelle sue memorie, potrebbe essere romanzato, ma ben riassume l'incontro tra precisione meccanica e meraviglia che caratterizzò tutta la sua opera.
Prima di salire sul palcoscenico, Robert-Houdin costruì automi raffinati: figure che scrivevano, disegnavano, suonavano o eseguivano a loro volta giochi di prestigio. Questi congegni, presentati anche alle esposizioni dei prodotti dell'industria a Parigi, gli diedero fama e mezzi. Nella sua concezione la magia era un'arte di ingegneria nascosta, dove l'effetto doveva apparire semplice e il segreto restare perfetto.
Le serate fantastiche del Palais-Royal
Nel 1845 aprì un piccolo teatro nella galleria del Palais-Royal, a Parigi, dove presentò le sue Soirées fantastiques. La scena era un salotto Luigi XV illuminato, privo di tendaggi sospetti. Tra i numeri più celebri c'erano la sospensione eterea, in cui il figlio sembrava addormentarsi dopo aver inalato etere e restava sollevato in orizzontale appoggiato a un solo bastone, e la seconda vista, in cui lo stesso figlio, bendato, indovinava gli oggetti presentati dal pubblico.
Robert-Houdin sosteneva che il prestigiatore fosse un attore che recita la parte di un mago: un'idea che espose nei suoi scritti teorici e che ancora oggi guida molti illusionisti. La magia, per lui, non era rivelazione di poteri occulti ma arte teatrale, costruita sulla psicologia dello spettatore, sull'eleganza del gesto e sulla narrazione.
La missione in Algeria
Nel 1856 il governo francese gli chiese di recarsi in Algeria, dove alcuni capi religiosi, i marabutti, godevano di grande prestigio grazie a presunti prodigi e alimentavano la resistenza contro l'occupazione coloniale. Robert-Houdin si esibì davanti ai notabili locali presentando i suoi effetti come prove di una potenza superiore. Il più noto era il baule leggero e pesante, che un bambino poteva sollevare e un uomo robusto non riusciva a muovere, grazie a un elettromagnete nascosto.
L'episodio, raccontato nelle sue memorie del 1858, va letto oggi anche come pagina di storia coloniale, in cui l'illusionismo divenne strumento di propaganda politica. Robert-Houdin morì nel 1871 a Saint-Gervais, vicino a Blois. Il suo teatro parigino fu acquistato nel 1888 da Georges Méliès, e il suo nome fu adottato da Houdini: due eredità che mostrano come la sua idea di magia abbia attraversato il palcoscenico per arrivare fino al cinema.