Il ritratto di Dorian Gray: Oscar Wilde e il patto con l'immagine
Un ritratto che invecchia al posto del suo modello: il romanzo di Oscar Wilde del 1890-1891 tra estetismo, mito faustiano e il libro velenoso.
Il ritratto di Dorian Gray apparve per la prima volta nel numero di luglio 1890 del Lippincott's Monthly Magazine, rivista di Filadelfia. L'anno seguente Oscar Wilde lo ripubblicò in volume, ampliandolo da tredici a venti capitoli e premettendo una prefazione composta di aforismi, tra cui il celebre «Tutta l'arte è del tutto inutile». La versione in rivista aveva suscitato critiche violente per la sua presunta immoralità.
Un desiderio pronunciato davanti a un quadro
Il pittore Basil Hallward ha appena terminato il ritratto di un giovane di straordinaria bellezza, Dorian Gray. Lord Henry Wotton, brillante e cinico, convince il ragazzo che la giovinezza è l'unico bene che valga la pena possedere. Davanti alla tela Dorian esprime un desiderio: che sia il dipinto a invecchiare al posto suo. Il desiderio, misteriosamente, si avvera.
Wilde non spiega mai come ciò accada. Non c'è un demone, né una formula, né un contratto firmato col sangue. Eppure la struttura è quella del patto faustiano: un uomo ottiene un dono sovrumano e lo paga con l'anima. Wilde conosceva bene la tradizione gotica: era pronipote di Charles Maturin, autore di Melmoth l'errante, romanzo del 1820 dedicato proprio a un patto diabolico.
Il ritratto come specchio dell'anima
Ogni colpa di Dorian lascia un segno sul ritratto, non sul suo volto. Dopo il suicidio dell'attrice Sibyl Vane, che egli ha respinto con crudeltà, compare sulla bocca dipinta una piega di malvagità. Con gli anni il quadro, nascosto in una stanza chiusa a chiave, diventa sempre più ripugnante, mentre il modello conserva intatta la propria bellezza.
L'immagine che riflette la vera natura di chi la possiede appartiene a una lunga tradizione di specchi magici e di doppi. Wilde la trasforma in un'allegoria della coscienza: il ritratto è l'anima resa visibile, che Dorian può nascondere agli altri ma non a se stesso. Quando, anni dopo, lo mostra al pittore Basil, il gesto si conclude con un omicidio.
Il libro velenoso
A segnare la vita di Dorian contribuisce anche un libro che Lord Henry gli regala: un romanzo francese dalla copertina gialla, in cui un giovane parigino cerca di vivere tutte le sensazioni possibili. Wilde non ne dice il titolo, ma la critica lo ha collegato ad À rebours di Joris-Karl Huysmans, del 1884, e Wilde stesso ammise in una lettera che quel libro gli aveva in parte suggerito l'idea.
Il libro è descritto come velenoso: Dorian ne compra molte copie, rilegate in colori diversi, e lo legge come un breviario. È un'immagine efficace del potere che la letteratura può esercitare, ma anche un tema che gli accusatori di Wilde usarono contro di lui durante i processi del 1895, quando pagine del romanzo furono lette in aula come prova della sua immoralità.
Il finale ristabilisce l'ordine in modo brutale. Dorian, deciso a liberarsi del testimone delle sue colpe, colpisce il ritratto con un coltello. I servitori trovano a terra un vecchio dal volto devastato, riconoscibile solo dagli anelli, e sulla parete il dipinto tornato splendido come il primo giorno. Wilde, che nella prefazione negava l'esistenza di libri morali o immorali, consegnò così alla letteratura una delle sue favole morali più potenti.