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Il monaco di Lewis e le origini del romanzo gotico

Dal Castello di Otranto al Monaco di Matthew Lewis: patti col demonio, monache sanguinanti e Inquisizione nel romanzo gotico del Settecento inglese.

Nel 1796 Matthew Gregory Lewis, che aveva appena vent'anni, pubblicò un romanzo che scandalizzò il pubblico inglese e gli valse per sempre il soprannome di Monk Lewis. Il monaco racconta la caduta di Ambrosio, venerato superiore dei cappuccini di Madrid, sedotto dalla misteriosa Matilda e trascinato, delitto dopo delitto, fino al patto con il demonio. Il libro divenne uno dei titoli più noti della letteratura gotica.

Il castello e i suoi fantasmi

Il romanzo gotico era nato poco più di trent'anni prima. Nel 1764 Horace Walpole aveva pubblicato Il castello di Otranto, presentandolo come la traduzione di un antico manoscritto italiano; l'ambientazione medievale, le profezie e le apparizioni soprannaturali divennero gli ingredienti di un nuovo genere. Seguirono, tra gli altri, il Vathek di William Beckford, di gusto orientale, e i romanzi di Ann Radcliffe, celebre per misteri che alla fine trovano una spiegazione razionale.

Lewis scelse la strada opposta a quella di Radcliffe. Nel Monaco il soprannaturale è reale e terribile: i demoni esistono, la magia produce effetti e la dannazione è concreta. Radcliffe, a sua volta, rispose con L'italiano del 1797, che riprendeva ambienti religiosi e tribunali dell'Inquisizione ma con toni più misurati e una diversa idea del terrore.

Monache sanguinanti ed ebrei erranti

Lewis aveva trascorso un periodo a Weimar tra il 1792 e il 1793, dove aveva perfezionato il tedesco e conosciuto Goethe, e scrisse gran parte del romanzo nel 1794 all'Aia, dove lavorava presso l'ambasciata britannica. Dalla letteratura tedesca dell'epoca, ricca di ballate di spettri e di racconti di briganti, trasse molte delle atmosfere che resero il libro così diverso dai modelli inglesi.

Accanto alla storia di Ambrosio, il romanzo intreccia trame secondarie piene di elementi tratti dal folclore tedesco, che Lewis conosceva bene. La più famosa è quella della Monaca sanguinante, uno spettro che ogni cinque anni percorre il castello di Lindenberg e che il giovane Raymond scambia per la donna amata. A liberarlo dalla persecuzione interviene l'Ebreo errante, figura leggendaria condannata a vagare fino alla fine dei tempi.

Matilda, che si rivela al servizio delle potenze infernali, introduce Ambrosio alla magia. Lewis descrive una scena di evocazione in una cripta, con un linguaggio che punta all'orrore e alla suggestione più che al dettaglio. Il lettore del Settecento vi riconosceva i timori diffusi verso i conventi, l'ipocrisia religiosa e i poteri dell'Inquisizione spagnola.

Il patto finale

Imprigionato dall'Inquisizione e condannato, Ambrosio accetta infine di cedere l'anima a Lucifero in cambio della libertà. Il demonio lo porta via dal carcere, ma solo per rivelargli tutta la verità sui suoi crimini e precipitarlo da un dirupo della Sierra Morena. La conclusione, brutale e senza redenzione, contrasta nettamente con la salvezza che Goethe avrebbe concesso al suo Faust pochi decenni più tardi.

Il monaco ebbe un'influenza enorme. In Germania E.T.A. Hoffmann vi si ispirò per Gli elisir del diavolo, e in Inghilterra il suo successo contribuì a fissare l'immaginario gotico che avrebbe nutrito Frankenstein, Dracula e innumerevoli racconti di fantasmi. Le edizioni successive, tuttavia, furono attenuate dallo stesso autore, preoccupato dalle accuse di oscenità rivolte al libro e alla sua persona.

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