Il Flauto magico di Mozart e i simboli della massoneria
Tre accordi, tre bemolli, prove di fuoco e d'acqua: come il Flauto magico di Mozart trasforma in teatro il cammino iniziatico della massoneria viennese.
Il 30 settembre 1791, al Theater auf der Wieden di Vienna, andò in scena Die Zauberflöte, il Flauto magico. Mozart dirigeva dal cembalo, Emanuel Schikaneder, autore del libretto e impresario, vestiva i panni piumati di Papageno. Il pubblico accorse numeroso a quella che sembrava una favola con serpenti, dame velate e strumenti incantati. Sotto la superficie popolare, però, molti spettatori riconobbero un linguaggio familiare: quello delle logge massoniche, alle quali sia Mozart sia Schikaneder appartenevano. Due mesi più tardi, il 5 dicembre, il compositore sarebbe morto.
Mozart nelle logge di Vienna
Mozart fu iniziato il 14 dicembre 1784 nella loggia viennese «Zur Wohltätigkeit», la Beneficenza. Frequentò con assiduità anche la loggia «Zur wahren Eintracht», guidata dal mineralogista Ignaz von Born, uno degli scienziati più stimati dell'impero e figura centrale della massoneria illuminista. In quegli anni Mozart scrisse diversi brani per le riunioni rituali, tra cui la Musica funebre massonica K. 477 del 1785, e nella stessa cerchia entrò nel 1785 anche Joseph Haydn.
Nel dicembre 1785 l'imperatore Giuseppe II ridusse e pose sotto controllo le logge della capitale. La massoneria viennese entrò in una fase difficile, e alcuni studiosi hanno letto il Flauto magico anche come una difesa pubblica dei suoi ideali di fratellanza, tolleranza e ricerca della luce. Si tratta di un'interpretazione plausibile, ma non documentata da dichiarazioni dirette dei due autori.
Egitto, Iside e le prove iniziatiche
L'opera è ambientata in un Egitto immaginario, dove il sacerdote Sarastro guida una confraternita consacrata a Iside e Osiride. Il principe Tamino, per ottenere la mano di Pamina, deve superare la prova del silenzio e poi attraversare il fuoco e l'acqua, protetto dal suono del flauto. Questo percorso ricalca l'idea settecentesca dei misteri egizi, diffusa dal romanzo Séthos dell'abate Jean Terrasson, pubblicato nel 1731, e dal saggio di Ignaz von Born sui misteri degli Egizi, uscito nel 1784 in una rivista massonica viennese.
Le fonti di Schikaneder erano però molteplici. Alcuni elementi fiabeschi provengono dalla raccolta Dschinnistan curata da Christoph Martin Wieland, e il tono comico di Papageno appartiene alla tradizione del teatro popolare viennese. Proprio questa mescolanza di alto e basso rende l'opera accessibile a più livelli di lettura. Un bambino poteva divertirsi con gli animali incantati, un fratello di loggia poteva cogliere i riferimenti al rito.
Il numero tre e la tonalità dei tre bemolli
Il simbolismo più evidente è numerico. L'ouverture si apre con tre accordi solenni, ripresi nel secondo atto come segnale rituale, e molti commentatori li hanno collegati ai colpi battuti alla porta del tempio durante l'iniziazione. In scena compaiono tre dame, tre fanciulli, tre templi. La tonalità principale, mi bemolle maggiore, ha tre bemolli in chiave.
Anche la struttura morale segue un andamento ternario: la notte della Regina, il passaggio attraverso le prove, il giorno di Sarastro. Il finale, con il coro che saluta il sole vittorioso sulle tenebre, traduce in musica il motto illuminista del passaggio dall'ignoranza alla conoscenza. La luce, nel vocabolario massonico, è appunto il nome della conoscenza ricevuta con l'iniziazione.
Il Flauto magico resta un caso singolare nella storia del teatro: un Singspiel scritto per un pubblico vasto che custodisce, senza mai dichiararlo apertamente, il vocabolario simbolico di una società iniziatica. Mozart compose ancora una piccola cantata massonica, la K. 623, nel novembre 1791. Fu l'ultima opera che diresse di persona.