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Il cerchio magico di Waterhouse e le maghe della pittura vittoriana

Il dipinto del 1886 alla Tate Britain, il cerchio protettivo della tradizione magica e le maghe di Waterhouse, da Circe alla sfera di cristallo.

Nel 1886 John William Waterhouse espose alla Royal Academy un dipinto che fu subito acquistato per la collezione nazionale grazie al fondo Chantrey: Il cerchio magico, oggi alla Tate Britain. Una donna dai lunghi capelli scuri, in un paesaggio desolato, traccia con una bacchetta un cerchio sul terreno attorno a sé, mentre da un calderone posato sul fuoco sale un fumo sottile. È una delle immagini più celebri della maga nella pittura vittoriana.

Il cerchio, i corvi e il calderone

Ogni dettaglio contribuisce a separare due mondi. Dentro il cerchio, appena inciso nella terra, stanno la donna, il fuoco e il calderone; ai margini compaiono alcuni corvi neri, una rana e un teschio. Il fumo si alza in verticale e sembra formare una parete invisibile. In secondo piano si intravede un paesaggio arido con rovine, che colloca la scena in un'antichità indefinita, e l'abito della maga è decorato con figure di sapore arcaico.

Il cerchio era, nella tradizione magica colta, lo spazio protetto da cui l'operatore poteva rivolgersi alle potenze invisibili senza esserne sopraffatto: lo descrivono i grimori medievali e rinascimentali e lo ricordano le scene teatrali di negromanzia, come quella del Doctor Faustus di Christopher Marlowe, in cui il protagonista evoca Mefistofele.

Waterhouse e le sue maghe

Nato a Roma nel 1849 da genitori pittori inglesi, Waterhouse si formò alla Royal Academy e inizialmente dipinse scene di vita antica nello stile di Lawrence Alma-Tadema. Con Il cerchio magico inaugurò una lunga serie di figure femminili dotate di poteri misteriosi, tratte dal mito, dalla letteratura arturiana e dalla poesia romantica. Per questo viene spesso considerato l'erede tardo della pittura preraffaellita.

Seguirono, tra le altre, La signora di Shalott del 1888, Circe che offre la coppa a Ulisse del 1891 e Circe invidiosa del 1892, in cui la maga avvelena l'acqua dove si bagnerà la rivale Scilla, secondo il racconto delle Metamorfosi di Ovidio. Nel 1902 dipinse La sfera di cristallo, con una giovane in abito rinascimentale che scruta una sfera trasparente accanto a un libro aperto.

Una magia letteraria

Le maghe di Waterhouse non riproducono pratiche reali e non fanno riferimento a una dottrina precisa. Derivano dai testi classici, da Omero a Ovidio, e da un immaginario vittoriano che vedeva nella donna dotata di poteri occulti una figura insieme affascinante e inquietante. Il cerchio magico non mostra un rituale, ma il momento sospeso in cui il confine tra il mondo ordinario e quello invisibile viene tracciato.

Il dipinto nasce negli anni in cui in Inghilterra fiorivano le società occultiste: la Società Teosofica era stata fondata a New York nel 1875 e nel 1888 sarebbe nato a Londra l'Ordine Ermetico dell'Alba Dorata. Non risulta che Waterhouse ne facesse parte, ma il pubblico che ammirava le sue maghe respirava lo stesso clima di curiosità per l'occulto e per le religioni antiche.

Il cerchio magico resta un'immagine perfetta della fascinazione ottocentesca per la magia antica, filtrata dalla letteratura e dalla pittura accademica. La sua acquisizione immediata per una collezione pubblica dimostra che quel fascino non era marginale, ma condiviso dalle istituzioni artistiche. Ancora oggi è tra le immagini più note della pittura vittoriana e un riferimento costante per chi studia la figura della maga nell'arte.

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