La dannazione di Faust di Berlioz, la corsa verso l'abisso
Nel 1846 Berlioz porta Faust all'inferno: storia della «leggenda drammatica» con la Marcia ungherese, la corsa all'abisso e la lingua inventata dei demoni.
A differenza di Goethe e di Gounod, Hector Berlioz non salva Faust. Nella sua «leggenda drammatica» La Damnation de Faust il dottore firma il patto per salvare Margherita e precipita all'inferno, trascinato da Mefistofele in una cavalcata notturna. L'opera fu eseguita per la prima volta in forma di concerto il 6 dicembre 1846 all'Opéra-Comique di Parigi, davanti a una sala semivuota. Berlioz ne uscì gravemente indebitato, ma la partitura è oggi considerata uno dei suoi capolavori.
Un amore giovanile per Goethe
Berlioz lesse il Faust di Goethe nel 1828, nella traduzione francese di Gérard de Nerval, e ne rimase folgorato. L'anno seguente pubblicò a proprie spese le Huit scènes de Faust, otto brani ispirati al poema, che inviò anche a Goethe. Il poeta, a quanto riferiscono le fonti, chiese un parere al musicista Carl Friedrich Zelter, che espresse un giudizio sprezzante, e Berlioz non ricevette risposta.
Quasi vent'anni dopo, il compositore riprese quel materiale e lo ampliò in una grande opera per solisti, coro e orchestra. Non la concepì per la scena: la definì leggenda drammatica, un genere ibrido tra oratorio e opera, in cui l'immaginazione dell'ascoltatore deve costruire i luoghi che la musica evoca. Questa ambiguità ha permesso nel tempo esecuzioni in concerto e allestimenti teatrali molto diversi.
Libertà geografiche e Marcia ungherese
Berlioz prese molte libertà rispetto al poema. Apre la vicenda nelle pianure dell'Ungheria, per poter inserire la sua orchestrazione della Marcia di Rákóczi, un'aria patriottica ungherese che aveva suscitato entusiasmo durante un suo concerto a Pest nel 1846. Nella prefazione difese questa scelta con disinvoltura, ricordando che anche Goethe aveva mosso il suo personaggio in luoghi diversi.
Altre pagine celebri sono la danza dei silfi, un incantesimo musicale leggerissimo con cui Mefistofele addormenta Faust sulle rive dell'Elba, e il minuetto dei fuochi fatui, in cui gli spiriti della notte girano attorno alla casa di Margherita. Qui il diavolo è soprattutto un illusionista, che domina gli elementi e le creature invisibili.
La corsa all'abisso e il Pandemonio
La scena più impressionante è la Course à l'abîme. Faust e Mefistofele galoppano su due cavalli neri, mentre l'orchestra riproduce il martellare degli zoccoli e figure spettrali compaiono lungo la strada. Un gruppo di contadini prega davanti a una croce, mostri alati sfiorano i cavalieri, e infine il terreno si apre sotto di loro.
Nel Pandemonio che segue, il coro dei dannati e dei demoni canta in una lingua inventata da Berlioz, una sequenza di sillabe prive di significato che vuole suggerire il linguaggio dell'inferno. Si tratta di uno dei primi esempi di idioma infernale costruito appositamente per la musica. Subito dopo, un breve epilogo celeste accoglie l'anima di Margherita.
La dannazione di Faust ebbe la sua prima rappresentazione scenica solo nel 1893 a Monte Carlo, ventiquattro anni dopo la morte dell'autore. Da allora registi e direttori continuano a misurarsi con un'opera che, rifiutando il lieto fine, restituisce al mito tutta la sua oscurità. Qui il patto non è riscattato: il prezzo pagato da Faust è definitivo, come nel libro popolare del 1587.