Il franco cacciatore di Weber e le pallottole fatate
Berlino, 1821: con Der Freischütz Weber porta in scena la Gola del lupo, il cacciatore nero Samiel e la leggenda popolare delle pallottole magiche.
Carl Maria von Weber presentò allo Schauspielhaus di Berlino, il 18 giugno 1821, Der Freischütz, tradotto in italiano come Il franco cacciatore. Il successo fu immediato e travolgente. In un'epoca in cui i teatri tedeschi erano dominati dall'opera italiana, Weber offrì al pubblico una storia di boschi, cacciatori e forze demoniache radicata nel folklore germanico. Molti storici considerano quella sera la data di nascita dell'opera romantica tedesca, e la scena della Gola del lupo uno dei momenti più celebri del teatro musicale dell'Ottocento.
Una leggenda dal Libro degli spettri
Il librettista Johann Friedrich Kind trasse la vicenda da un racconto del Gespensterbuch, il Libro degli spettri, raccolta di storie soprannaturali pubblicata nel 1810 da Johann August Apel e Friedrich Laun. Il tema centrale è una credenza diffusa nel mondo dei cacciatori di lingua tedesca: l'esistenza delle Freikugeln, pallottole fatate che colpiscono infallibilmente il bersaglio perché fuse con l'aiuto del demonio.
Secondo la leggenda, chi otteneva queste pallottole stringeva un patto rischioso. Delle sette ricevute, sei avrebbero colpito dove voleva il tiratore, ma la settima sarebbe andata dove voleva il diavolo. Si tratta di una superstizione popolare documentata in varie forme nell'Europa centrale, che il teatro romantico trasformò in materia drammatica.
Max, Kaspar e il cacciatore nero
Il giovane cacciatore Max deve vincere una gara di tiro per ottenere la mano di Agathe, figlia del capo guardacaccia, e la successione al suo incarico. Da giorni, però, la mira lo tradisce. Ne approfitta Kaspar, un altro cacciatore, che ha venduto l'anima a Samiel, il cacciatore nero, e cerca di offrirgli una vittima al proprio posto per prolungare il patto.
Samiel è una presenza più evocata che mostrata. Nell'opera è un ruolo parlato, e Weber lo accompagna con un accordo di settima diminuita negli strumenti gravi, una sonorità sospesa e ambigua che ritorna ogni volta che il demonio si avvicina. È un esempio precoce di motivo legato a un personaggio, tecnica che Wagner svilupperà ampiamente.
La notte della Gola del lupo
Il finale del secondo atto si svolge a mezzanotte nella Wolfsschlucht, la Gola del lupo, una valle selvaggia illuminata dalla luna. Kaspar evoca Samiel e, con Max, fonde le pallottole mentre la natura si scatena. A ogni nuova pallottola corrisponde un'apparizione: uccelli notturni, una caccia selvaggia nel cielo, ruote di fuoco, una tempesta. La scena è costruita come un melodramma, con parti recitate su un tessuto orchestrale continuo.
Nel terzo atto, durante la gara, Max spara la settima pallottola contro una colomba indicata dal principe. Agathe, che si trova in quella direzione, cade svenuta, ma è protetta dalla corona di rose benedette ricevuta da un eremita. Il colpo raggiunge invece Kaspar, che muore maledicendo il cielo. L'eremita intercede per Max, che ottiene un anno di prova anziché l'esilio.
Il franco cacciatore si diffuse rapidamente in tutta Europa, a volte in versioni molto rimaneggiate. Per l'Opéra di Parigi, nel 1841, Hector Berlioz compose i recitativi che sostituivano i dialoghi parlati. La foresta di Weber, popolata di spiriti e ombre, divenne il paesaggio emblematico del romanticismo musicale. Wagner, che da ragazzo lo aveva ascoltato diretto dallo stesso Weber, ne fu profondamente segnato.