La Danza macabra di Saint-Saëns: la Morte suona il violino
Mezzanotte, un violino scordato e lo xilofono delle ossa: storia della Danse macabre di Saint-Saëns e delle sue radici nell'iconografia medievale.
Allo scoccare della mezzanotte un'arpa batte dodici colpi. Poi un violino solista attacca una danza stridente, e da ogni tomba si levano scheletri che ballano fino all'alba. È la scena descritta dalla Danse macabre op. 40 di Camille Saint-Saëns, poema sinfonico composto nel 1874 ed eseguito per la prima volta a Parigi nel gennaio 1875. Il brano, accolto inizialmente con qualche perplessità, divenne presto una delle pagine orchestrali francesi più popolari.
Dalla poesia di Cazalis al poema sinfonico
Saint-Saëns partì da una poesia di Henri Cazalis, medico e poeta che pubblicava anche con lo pseudonimo di Jean Lahor. Nel 1872 il compositore l'aveva messa in musica come mélodie per voce e pianoforte. Due anni dopo ne ricavò una versione puramente orchestrale, che segue il racconto senza bisogno di parole: la Morte, battendo il tempo sopra una tomba, suona il violino e chiama a raccolta i defunti.
Il poema di Cazalis insiste su un tema antico, quello dell'uguaglianza davanti alla morte. Nel ballo notturno si mescolano re e contadini, dame e mendicanti, senza più distinzioni di rango. Lo stesso concetto aveva animato per secoli le danze macabre dipinte nei cimiteri e nelle chiese d'Europa. Il soggetto, in altre parole, era familiare al pubblico francese molto prima che Saint-Saëns lo trasformasse in musica.
Il violino del diavolo e lo xilofono
L'invenzione più famosa della partitura è l'accordatura del violino solista. Saint-Saëns prescrive che la corda più acuta, il mi, sia abbassata di un semitono fino al mi bemolle. Suonate a vuoto insieme alla corda del la, le due note formano un tritono, l'intervallo che la tradizione teorica associava al diabolico. Il violinista della Morte suona dunque, letteralmente, uno strumento alterato.
Per descrivere il tintinnio delle ossa, Saint-Saëns introdusse in orchestra lo xilofono, all'epoca uno strumento poco usato nella musica sinfonica. Lo avrebbe ripreso, con intento ironico, nel brano dei Fossili del Carnevale degli animali, nel 1886, citando proprio il tema della Danse macabre. Più avanti nella partitura compare anche, deformata, la melodia gregoriana del Dies irae, la sequenza medievale sul giudizio finale.
L'alba e la tradizione della danza macabra
Il ballo cresce fino a un parossismo frenetico, poi si interrompe di colpo. Un oboe imita il canto del gallo che annuncia l'alba, e i morti tornano in fretta nelle tombe. Il violino solista accenna un'ultima frase malinconica, e la musica si spegne. Questo ritorno improvviso alla quiete, dopo tanto rumore, produce un effetto quasi comico, ma anche malinconico, come se la notte dei morti fosse stata soltanto un sogno svanito alla luce.
La danza macabra come soggetto artistico era nata nel tardo Medioevo. Una delle più celebri fu dipinta nel 1424-1425 nel cimitero degli Innocenti a Parigi, oggi scomparso, e nel 1538 furono pubblicate a Lione le serie di incisioni di Hans Holbein il Giovane sulle immagini della morte. In molte di queste raffigurazioni uno scheletro suona uno strumento e guida la fila dei vivi.
Saint-Saëns riportò quell'immaginario nella sala da concerto, sostituendo la predica morale con l'ironia e la teatralità romantica. Franz Liszt ne realizzò nel 1876 una trascrizione per pianoforte, a conferma del fascino che la partitura esercitò subito sui contemporanei. Nel Novecento il brano è comparso in numerosi film, cartoni animati e trasmissioni televisive, ed è diventato per molti il suono stesso della notte di Halloween.