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Hildegard von Bingen, la badessa che cantava le sue visioni

Monaca, visionaria e compositrice del XII secolo: la Symphonia, l'Ordo Virtutum in cui il diavolo non canta e la difesa della musica di Hildegard.

Nel panorama della musica medievale, i nomi dei compositori sono rari: la maggior parte dei canti liturgici è anonima. Hildegard von Bingen è un'eccezione straordinaria. Nata nel 1098 a Bermersheim, in Renania, e morta il 17 settembre 1179 nel monastero di Rupertsberg, presso Bingen, fu badessa, scrittrice, consigliera di papi e imperatori, autrice di opere di teologia e di scienze naturali. Ci ha lasciato anche un corpus di musiche di cui conosciamo con certezza l'autrice, uno dei più ampi dell'intero Medioevo.

Una vita guidata dalle visioni

Ancora bambina, Hildegard fu affidata a Jutta di Sponheim, che viveva come reclusa presso il monastero benedettino di Disibodenberg. Alla morte di Jutta, nel 1136, divenne guida della comunità femminile. Secondo quanto lei stessa scrisse, fin dall'infanzia riceveva visioni luminose, ma solo nel 1141 sentì l'ordine di metterle per iscritto. Nacque così lo Scivias, il cui titolo significa «conosci le vie», completato intorno al 1151.

L'opera ottenne l'approvazione di papa Eugenio III, anche grazie all'appoggio di Bernardo di Chiaravalle. Verso il 1150 Hildegard fondò un nuovo monastero a Rupertsberg, sulla riva del Reno di fronte a Bingen, e più tardi un secondo a Eibingen. Scrisse inoltre due libri di argomento naturale e medico, noti come Physica e Causae et curae, che riflettono le conoscenze del suo tempo, e inventò una lingua sconosciuta, la Lingua ignota, con un proprio alfabeto.

La Symphonia e l'armonia celeste

Le composizioni di Hildegard sono raccolte nella Symphonia armonie celestium revelationum, la sinfonia dell'armonia delle rivelazioni celesti. Comprende circa settanta canti liturgici, tra antifone, responsori, inni e sequenze, dedicati alla Vergine, allo Spirito Santo, ai santi e in particolare a sant'Orsola e alle sue compagne. I testi sono della stessa Hildegard e abbondano di immagini di luce, di fiori e di quella forza vitale che lei chiamava viriditas, la verdezza.

Le melodie si distinguono dal canto gregoriano più comune per l'estensione ampia, che supera spesso l'ottava, e per i lunghi melismi, cioè molte note cantate su una sola sillaba. I manoscritti principali sono il cosiddetto Riesencodex, conservato a Wiesbaden, e un codice oggi a Dendermonde, in Belgio. Il Riesencodex, il «codice gigante», raccoglie quasi tutta la sua opera in un unico volume.

L'Ordo Virtutum, dove il diavolo non canta

Hildegard compose anche l'Ordo Virtutum, il dramma delle Virtù, considerato tra i più antichi drammi morali di cui si conservi la musica. Vi si narra la lotta per l'anima umana, contesa tra le Virtù e il diavolo. Le Virtù, guidate dall'Umiltà, cantano tutte; il diavolo invece non ha melodia e può soltanto parlare o gridare. Per Hildegard la musica è un riflesso dell'ordine divino, e chi si è separato da Dio ne resta escluso.

Questa convinzione emerge anche da una lettera scritta poco prima della morte. Nel 1178 la sua comunità fu colpita da un interdetto, con il divieto di cantare l'ufficio, per aver dato sepoltura a un uomo ritenuto scomunicato. Hildegard scrisse ai prelati di Magonza che la musica liturgica ricorda all'uomo l'armonia perduta del paradiso. L'interdetto fu tolto poco prima della sua morte.

Venerata per secoli in Germania, Hildegard fu proclamata santa per la Chiesa universale e dottore della Chiesa da Benedetto XVI nel 2012. Dagli anni Ottanta del Novecento le registrazioni della sua musica l'hanno resa una delle compositrici medievali più ascoltate al mondo. La sua figura unisce in modo raro mistica, scienza e arte, e continua ad attirare studiosi di discipline diverse.

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