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La Sinfonia fantastica di Berlioz e il sogno di un sabba

Parigi, 1830: un artista innamorato, un'idea fissa e un sabba di streghe con il Dies irae. Storia e simboli della Sinfonia fantastica di Hector Berlioz.

Hector Berlioz aveva ventisette anni quando, il 5 dicembre 1830, l'orchestra diretta da François-Antoine Habeneck eseguì per la prima volta la sua Symphonie fantastique nella sala del Conservatorio di Parigi. Il sottotitolo era Episodio della vita di un artista. Per la prima volta una sinfonia si presentava al pubblico con un programma scritto, un vero racconto da leggere prima dell'ascolto, che culminava in una visione infernale: il sabba delle streghe al quale il protagonista assiste come in sogno.

Un amore e un'idea fissa

All'origine della sinfonia c'è una passione reale. Nel 1827 Berlioz aveva visto recitare a Parigi l'attrice irlandese Harriet Smithson nel ruolo di Ofelia, in una compagnia inglese che presentava Shakespeare in lingua originale. Se ne innamorò perdutamente, senza essere ricambiato, e riversò quel sentimento nella partitura. Anni dopo, nel 1833, la sposò, ma il matrimonio non fu felice.

Nella sinfonia l'amata è rappresentata da una melodia, che Berlioz chiama idée fixe, idea fissa. Essa ritorna in tutti e cinque i movimenti, trasformata secondo lo stato d'animo del protagonista: ansiosa nelle fantasticherie iniziali, elegante durante un ballo, lontana nella scena campestre. Questo procedimento anticipa le tecniche di trasformazione tematica che Liszt e Wagner avrebbero sviluppato.

Dalla marcia al supplizio al sogno

Secondo il programma, l'artista disperato tenta di avvelenarsi con l'oppio, ma la dose non lo uccide e lo getta in un sonno popolato di visioni. Nel quarto movimento sogna di aver ucciso l'amata e di essere condotto al patibolo. La marcia al supplizio procede tra ottoni minacciosi; all'ultimo istante ricompare l'idea fissa, troncata di netto dal colpo della lama.

Il quinto movimento, Sogno di una notte di sabba, trasporta l'artista tra streghe, spettri e mostri riuniti per il suo funerale. Berlioz qui rompe ogni convenzione della sinfonia classica: suoni striduli, risate grottesche, effetti degli archi suonati con il legno dell'arco. L'idea fissa ritorna, ma degradata in una danza volgare affidata al clarinetto piccolo in mi bemolle: l'amata è diventata una strega che partecipa all'orgia.

Le campane e il Dies irae

Poi suonano campane funebri, e oficleidi, oggi sostituiti dalle tube, e fagotti intonano la melodia gregoriana del Dies irae, la sequenza medievale della messa dei defunti sul giorno del giudizio. Usarla in un sabba era una provocazione: un canto sacro diventa parodia, come nelle rappresentazioni tradizionali del sabba come rovesciamento della liturgia.

Segue la Ronda del sabba, costruita come una fuga, e nel finale Berlioz sovrappone la danza delle streghe e il Dies irae, combinandoli in un'unica tempesta sonora. È uno dei passaggi orchestrali più audaci del primo Ottocento, e ancora oggi produce un effetto di grande violenza. Schumann, che la studiò sulla trascrizione di Liszt, le dedicò un lungo saggio critico.

La Sinfonia fantastica aprì la strada alla musica a programma e al poema sinfonico. Liszt ne fece una trascrizione pianistica nel 1833, che contribuì a diffonderla. Con essa il sabba, fino ad allora soggetto di trattati demonologici, di processi e di incisioni, entrò stabilmente nella sala da concerto. Nel 1832 Berlioz le affiancò un seguito, Lélio, in cui l'artista si risveglia e torna alla vita.

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