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William Blake, il visionario che inventò una propria mitologia

Stampa illuminata, Swedenborg, Urizen e l'Antico dei giorni: la pittura visionaria di William Blake, dagli angeli di Peckham Rye al Fantasma di una pulce.

William Blake, nato a Londra nel 1757 e morto nella stessa città nel 1827, fu insieme poeta, incisore e pittore, e in tutte queste vesti cercò di dare forma a ciò che chiamava visione. Fin da bambino raccontava di aver visto angeli e figure profetiche: il suo primo biografo, Alexander Gilchrist, riferisce che a circa otto anni avrebbe scorto un albero pieno di angeli a Peckham Rye. Per i contemporanei era un eccentrico; per la posterità è diventato uno dei grandi visionari dell'arte.

La stampa illuminata

Formato come incisore di mestiere, Blake mise a punto alla fine degli anni Ottanta del Settecento un procedimento che chiamò stampa illuminata. Testo e immagine venivano tracciati insieme su lastre di rame con una sostanza resistente all'acido, così che le parti disegnate restassero in rilievo; le stampe venivano poi colorate a mano, spesso con l'aiuto della moglie Catherine. Secondo Gilchrist il metodo gli sarebbe stato rivelato in sogno dal fratello Robert, morto nel 1787.

Con questa tecnica nacquero i Canti dell'innocenza nel 1789 e, cinque anni dopo, i Canti dell'esperienza, oltre a una serie di libri profetici in cui Blake costruì una mitologia personale abitata da figure come Urizen, la ragione legislatrice, Los, l'immaginazione creatrice, e Orc, lo spirito della rivolta. Ogni copia dei suoi libri è diversa dalle altre per colori e dettagli.

Una mitologia personale

Blake lesse con passione Emanuel Swedenborg, il mistico svedese delle visioni del cielo e dell'inferno, e ne discusse le idee nel Matrimonio del cielo e dell'inferno, composto intorno al 1790, dove nomina anche Paracelso e Jakob Böhme. Da queste letture trasse la convinzione che il mondo materiale fosse un velo e che l'immaginazione fosse la vera facoltà divina dell'uomo. In un suo poema afferma: «Devo creare un sistema, o essere schiavo di quello di un altro».

Questa visione si traduce in immagini memorabili. L'Antico dei giorni, frontespizio di Europa, una profezia del 1794, mostra Urizen chino da un disco luminoso mentre misura il vuoto con un compasso. La grande stampa a colori Newton, conservata alla Tate, ritrae lo scienziato nudo, curvo su un diagramma, seduto su una roccia che sembra in fondo al mare: un genio, ma prigioniero della sola ragione misuratrice.

Le teste visionarie e il Drago rosso

Negli ultimi anni Blake strinse amicizia con il pittore e astrologo John Varley, appassionato di fisiognomica. Durante incontri notturni Varley gli chiedeva di disegnare le figure storiche che diceva di vedere: nacquero così le cosiddette teste visionarie, tra cui il celebre Fantasma di una pulce, una figura muscolosa e squamata con una coppa in mano, oggi alla Tate.

Tra il 1805 e il 1810 circa aveva intanto eseguito una serie di acquerelli sul Grande drago rosso dell'Apocalisse, di forza impressionante, e negli ultimi anni lavorò, su incarico del pittore John Linnell, alle illustrazioni del Libro di Giobbe e della Divina Commedia, rimaste incompiute alla sua morte. Proprio i fogli danteschi mostrano la sua libertà di interprete, che corregge e discute il poeta mentre lo illustra.

Morto quasi in povertà, Blake fu riscoperto nell'Ottocento dai Preraffaelliti, in particolare da Dante Gabriel Rossetti, che contribuì a completare la biografia di Gilchrist. Nel secolo successivo divenne un punto di riferimento per poeti, musicisti e artisti. La sua opera resta l'esempio più compiuto di un'arte che non illustra una dottrina esoterica, ma ne crea una propria con parole e immagini.

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