Scriabin e il Mysterium, la musica che voleva trasfigurare il mondo
Teosofia, accordo mistico e luci colorate: il sogno di Aleksandr Scriabin di un'opera totale da eseguire in India, rimasto incompiuto alla morte nel 1915.
Aleksandr Nikolaevič Scriabin attribuì alla musica un compito più grandioso di qualunque altro compositore. Nato a Mosca nel 1872, pianista raffinato e autore di sonate e poemi sinfonici, negli ultimi anni di vita lavorò a un progetto che chiamava Mysterium: un'opera destinata non a un pubblico, ma all'umanità intera, capace secondo lui di provocare una trasformazione spirituale del mondo. Morì a Mosca il 27 aprile 1915, a quarantatré anni, per un'infezione, lasciando del Mysterium soltanto abbozzi e appunti.
L'incontro con la teosofia
Nei primi anni del Novecento Scriabin si avvicinò alla teosofia, il movimento fondato nel 1875 a New York da Helena Petrovna Blavatsky e Henry Steel Olcott. Lesse La dottrina segreta di Blavatsky nella traduzione francese, frequentò ambienti teosofici durante il soggiorno a Bruxelles e ne assorbì l'idea di un'evoluzione cosmica attraverso grandi cicli, chiamate razze, destinata a culminare in un ritorno dello spirito all'unità originaria.
A queste letture Scriabin unì suggestioni di Nietzsche e della filosofia idealista. Nei suoi quaderni si presentava come un creatore che, attraverso l'arte, avrebbe accelerato quel processo. Le sue opere orchestrali di questi anni portano titoli eloquenti: il Poema divino, terza sinfonia completata nel 1904, e il Poema dell'estasi, eseguito per la prima volta nel 1908.
Prometeo, l'accordo mistico e la luce
Il passo decisivo fu Prometeo, Poema del fuoco, op. 60, completato nel 1910. Il brano si fonda su un accordo costruito per quarte sovrapposte, che i critici hanno chiamato accordo mistico o accordo di Prometeo. Da questo agglomerato sonoro derivano quasi tutte le melodie e le armonie dell'opera, che rinuncia così alla tonalità tradizionale pur senza abbandonare un centro.
La partitura contiene anche una linea intitolata Luce, destinata a una tastiera che avrebbe proiettato colori nella sala. Scriabin associava infatti a ogni tonalità un colore preciso, in base a una corrispondenza personale tra suoni e tinte. Alla prima esecuzione, a Mosca nel marzo 1911 sotto la direzione di Sergej Kusevickij, lo strumento per le luci non fu disponibile; una versione con luci fu tentata a New York nel 1915.
Il progetto del Mysterium
Il Mysterium avrebbe dovuto essere eseguito ai piedi dell'Himalaya, in India, in un tempio a forma di semisfera riflesso in uno specchio d'acqua. La durata prevista era di sette giorni. Musica, danza, luci, profumi, processioni e parole avrebbero coinvolto tutti i sensi, e i partecipanti non sarebbero stati spettatori ma officianti. Scriabin parlava di questo evento come di una festa universale al termine della quale l'umanità sarebbe stata trasfigurata.
Consapevole dell'enormità del progetto, il compositore iniziò a lavorare a un'opera preliminare, l'Azione preparatoria, che avrebbe dovuto disporre gli animi al grande evento. Ne lasciò solo frammenti. A partire dagli anni Settanta il compositore russo Aleksandr Nemtin ne ha proposto una ricostruzione, che resta comunque un'ipotesi personale. Non sappiamo con certezza che forma avrebbe preso l'opera nelle intenzioni dell'autore.
Le ultime sonate per pianoforte, tra cui la settima detta Messa bianca e la nona detta Messa nera, conservano qualcosa di quell'ambizione. Il Mysterium non è mai esistito, ma il suo progetto resta uno dei tentativi più radicali di fare della musica uno strumento di trasformazione spirituale. La sua influenza si avverte nella musica russa del primo Novecento e nelle esperienze successive di arte multisensoriale.