Il tritono, diabolus in musica: storia di un intervallo temuto
Tre toni interi tra fa e si: perché il tritono fu evitato dai teorici medievali, da dove viene il nome diabolus in musica e come lo usarono i romantici.
Un solo intervallo musicale porta un soprannome infernale. Il tritono, la distanza di tre toni interi che separa per esempio il fa dal si, è stato chiamato diabolus in musica, il diavolo nella musica. Intorno a questo nome sono nate molte leggende, compresa quella secondo cui la Chiesa medievale lo avrebbe proibito sotto pena di sanzioni. La storia reale è più sfumata, ma non meno interessante, e permette di capire come una scelta tecnica sia diventata un simbolo.
Un intervallo instabile
Il tritono divide l'ottava esattamente a metà. A differenza della quinta e della quarta, che i teorici antichi legavano a rapporti numerici semplici, il tritono corrisponde a un rapporto complesso e suona instabile, come se chiedesse di risolversi in un altro intervallo. Per questo, nel sistema musicale medievale, fu percepito come un'asprezza da evitare nelle melodie e nel contrappunto.
Nel sistema degli esacordi, attribuito nelle sue linee essenziali a Guido d'Arezzo nell'XI secolo, le note venivano cantate con le sillabe ut, re, mi, fa, sol, la. Il tritono compariva quando un mi di un esacordo veniva a trovarsi contro un fa di un altro. I teorici formularono così il precetto «mi contra fa», cioè evitare quell'incontro. Una delle soluzioni pratiche era abbassare il si a si bemolle, alterazione che fa parte della cosiddetta musica ficta.
La nascita di un nome
Contrariamente a quanto si legge spesso, non risulta alcun decreto ecclesiastico medievale che vieti il tritono. L'intervallo era sconsigliato per ragioni di teoria e di gusto, non di dottrina. Anche l'espressione diabolus in musica non compare nei trattati del Medioevo: le attestazioni conosciute sono di età moderna, quando la formula «mi contra fa» veniva associata al diavolo come motto scolastico.
Il nome, dunque, è più recente dell'avversione che descrive. Ma una volta nato, ebbe grande fortuna. Per i musicisti del Settecento e dell'Ottocento il tritono era ormai una tensione armonica utilizzabile, e proprio la sua fama sinistra ne fece uno strumento ideale per evocare il soprannaturale, il pericolo e il male.
Il tritono nella musica romantica
Nel Fidelio di Beethoven, all'inizio del secondo atto, i timpani accordati a distanza di tritono, la e mi bemolle, descrivono l'oscurità della prigione in cui è rinchiuso Florestan. Nel Franco cacciatore di Weber l'accordo di settima diminuita, che contiene due tritoni, accompagna le apparizioni di Samiel. Liszt apre la sua Sonata dopo una lettura di Dante proprio con questo intervallo, come una porta che si spalanca sull'inferno.
Nella Danse macabre di Saint-Saëns il violino della Morte ha la corda del mi abbassata a mi bemolle, così che le due corde a vuoto suonate insieme formino un tritono. Nel Novecento l'intervallo ha perso gran parte del suo carattere eccezionale, diventando un elemento normale del linguaggio armonico di Debussy, Stravinskij e del jazz.
La vicenda del tritono mostra come la musica possieda una propria simbologia, fatta di convenzioni accumulate nei secoli. Ciò che i teorici medievali consideravano un semplice difetto di consonanza è diventato, attraverso il teatro e il poema sinfonico, la voce stessa del diavolo. È un esempio di come i significati musicali non siano naturali, ma costruiti dalla storia e dall'ascolto condiviso.