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Wagner e il Parsifal: il Graal, la lancia e il mago Klingsor

Bayreuth, 1882: l'ultima opera di Wagner unisce la leggenda del Graal di Wolfram von Eschenbach, il mago Klingsor e l'idea di redenzione per compassione.

Fu nel teatro che Richard Wagner aveva fatto costruire a Bayreuth che Parsifal andò in scena per la prima volta, il 26 luglio 1882, diretto da Hermann Levi. Il compositore non lo chiamò opera né dramma musicale, ma Bühnenweihfestspiel, cioè sacra rappresentazione per la consacrazione della scena. Sette mesi dopo, il 13 febbraio 1883, Wagner morì a Venezia. Parsifal resta così il suo testamento artistico, e insieme una delle opere più cariche di simboli religiosi ed esoterici dell'intera storia del teatro musicale.

Dalle fonti medievali alla scena di Bayreuth

Wagner trasse la vicenda principalmente dal Parzival di Wolfram von Eschenbach, poema tedesco dei primi anni del XIII secolo, a sua volta legato al Perceval o Conte del Graal di Chrétien de Troyes, rimasto incompiuto alla fine del XII secolo. Nelle fonti medievali il Graal assume forme diverse: in Chrétien è un vassoio prezioso, in Wolfram una pietra caduta dal cielo. Wagner sceglie invece la tradizione che lo identifica con il calice dell'Ultima Cena.

Il compositore lavorò a lungo al soggetto. Secondo la sua autobiografia, l'idea gli venne in un Venerdì Santo del 1857, ma egli stesso ammise in seguito che il ricordo era in parte romanzato. Il libretto fu completato nel 1877 e la partitura nel gennaio 1882. Nel frattempo Wagner aveva assorbito suggestioni dal buddhismo e dalla filosofia di Schopenhauer, che si intrecciano con il simbolismo cristiano.

Il regno del Graal e il castello di Klingsor

Il Graal è custodito nel castello di Montsalvat da una confraternita di cavalieri guidata dal re Amfortas, che soffre di una ferita che non si rimargina. Lo ha colpito con la Lancia sacra, quella che secondo la tradizione trafisse il costato di Cristo, il mago Klingsor, un cavaliere respinto dall'ordine che si è dato poteri magici rinunciando con la violenza alla propria sensualità.

Klingsor abita un castello con un giardino incantato, popolato da fanciulle-fiore che seducono i cavalieri per farli cadere. Al suo servizio, contro la propria volontà, c'è Kundry, figura enigmatica condannata a rinascere attraverso i secoli per aver deriso Cristo sulla via della croce. Kundry è insieme serva del Graal e strumento del mago, e incarna la divisione interiore tra colpa e desiderio di redenzione.

Il puro folle e il Venerdì Santo

Una profezia annuncia che solo un puro folle, reso sapiente dalla compassione, potrà guarire Amfortas. Questo è Parsifal, un giovane cresciuto nella foresta ignaro di sé. Nel secondo atto resiste alla seduzione di Kundry e, nel momento del bacio, comprende il dolore del re. Klingsor gli scaglia contro la Lancia, che si arresta sospesa sopra il suo capo; Parsifal la afferra, traccia il segno della croce e il castello incantato crolla.

Nel terzo atto, dopo anni di peregrinazioni, Parsifal giunge a Montsalvat il mattino del Venerdì Santo. La musica detta Incantesimo del Venerdì Santo descrive la natura che rifiorisce, purificata. Parsifal battezza Kundry, risana Amfortas toccandone la ferita con la Lancia e scopre il Graal, che si illumina sopra i cavalieri.

Wagner volle che Parsifal fosse rappresentato soltanto a Bayreuth, e l'esclusiva fu rispettata in Europa fino alla fine del 1913. Ancora oggi molti spettatori mantengono l'uso di non applaudire dopo il primo atto, segno di quanto l'opera venga percepita come un rito più che come uno spettacolo. Il festival di Bayreuth continua a rappresentarlo quasi ogni estate.

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