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Il Simbolismo in pittura: Khnopff, Böcklin e l'arte dell'idea

Dal manifesto di Moréas del 1886 all'Isola dei morti di Böcklin, da Khnopff a Delville e von Stuck: come il Simbolismo trasformò la pittura europea.

Il 18 settembre 1886 il quotidiano parigino Le Figaro pubblicò un manifesto firmato dal poeta Jean Moréas. Vi si proponeva il nome di Simbolismo per una nuova arte che cercasse di rivestire l'idea di una forma sensibile, rifiutando sia il realismo sia la pura descrizione. Nato in ambito letterario, il movimento si estese presto alla pittura e attraversò tutta l'Europa, dal Belgio alla Germania, dalla Svizzera all'Italia.

Il Belgio, laboratorio del sogno

Bruxelles fu uno dei centri più vivaci. Dal 1883 il gruppo dei Venti, Les XX, organizzò mostre aperte alle ricerche più audaci, e nella città lavorarono artisti come Fernand Khnopff e Jean Delville. Khnopff, lettore dei Preraffaelliti e ammiratore di Moreau, dipinse figure femminili enigmatiche, spesso con il volto della sorella Marguerite, e ambienti silenziosi in cui il tempo sembra sospeso.

In un dipinto del 1891, intitolato con un verso di Christina Rossetti, Chiudo la mia porta su me stessa, una donna appoggiata a un tavolo fissa lo spettatore accanto a un busto di Hypnos, il dio del sonno. Nel 1896 Khnopff realizzò Le carezze, detto anche La Sfinge, in cui un giovane androgino è accarezzato da una creatura con corpo di ghepardo e volto di donna.

L'isola dei morti e il Nord

Nel mondo tedesco il pittore più influente fu lo svizzero Arnold Böcklin. Tra il 1880 e il 1886 dipinse cinque versioni dell'Isola dei morti: una barca trasporta una bara e una figura velata, in piedi e vestita di bianco, verso un'isola rocciosa coperta di cipressi. Il quadro, privo di riferimenti narrativi precisi, divenne una delle immagini più diffuse del suo tempo, riprodotta in innumerevoli stampe.

A Monaco Franz von Stuck dipinse nel 1893 Il peccato, una donna nuda avvolta da un grande serpente che fissa l'osservatore dall'ombra. Il soggetto ebbe un successo tale da essere replicato più volte. Il Simbolismo di lingua tedesca unì così il gusto per il mito, un erotismo inquietante e una profonda meditazione sulla morte e sul destino.

Un'arte dell'idea

Ciò che univa artisti tanto diversi era la convinzione che la pittura dovesse suggerire più che descrivere. Il poeta Stéphane Mallarmé sosteneva che nominare un oggetto significa sopprimere gran parte del piacere della poesia, e i pittori simbolisti applicarono lo stesso principio alle immagini. Molti di loro furono attratti dalla teosofia, dallo spiritismo e dagli ordini rosacrociani, che proponevano una conoscenza segreta nascosta sotto le apparenze.

Il belga Jean Delville, teosofo convinto, fece di queste idee il cuore della propria opera, come nei Tesori di Satana del 1895, dove corpi addormentati fluttuano tra le spire rosse del demonio. Negli stessi anni fondò a Bruxelles un proprio salone d'arte idealista, sul modello delle esposizioni rosacrociane che si tenevano a Parigi.

Il Simbolismo durò, nella sua fase più intensa, poco più di vent'anni, ma lasciò un'eredità vastissima. Dal suo rifiuto della semplice imitazione della realtà nacquero l'astrazione di Kandinsky, le visioni dei surrealisti e molte ricerche spirituali del Novecento. In Italia la stessa sensibilità si ritrova nelle tele di Gaetano Previati e di Giovanni Segantini, sospese tra natura e visione.

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