I Preraffaelliti tra visioni, leggende arturiane e spiritismo
Da Beata Beatrix di Rossetti all'Inganno di Merlino di Burne-Jones, fino allo spiritismo di Evelyn De Morgan: la magia nella pittura preraffaellita.
Nel 1848 tre giovani studenti della Royal Academy, Dante Gabriel Rossetti, John Everett Millais e William Holman Hunt, fondarono a Londra la Confraternita preraffaellita. Volevano tornare alla sincerità della pittura precedente a Raffaello, contro le convenzioni accademiche del loro tempo. Nel giro di pochi decenni il movimento si trasformò in qualcosa di diverso: una pittura di sogno, di leggenda e di simbolo, in cui la magia e il soprannaturale occupano un posto centrale.
Rossetti e la donna-visione
Figlio dell'esule italiano Gabriele Rossetti, studioso di Dante, Dante Gabriel crebbe tra le pagine della Vita Nuova, che tradusse in inglese. Dopo la morte della moglie Elizabeth Siddal nel 1862 dipinse Beata Beatrix, oggi alla Tate: la donna, con gli occhi chiusi, è rapita in una sorta di estasi mentre un uccello rosso le lascia cadere in grembo un papavero bianco. Sullo sfondo si intravedono Dante e Amore, e una meridiana segna l'ora della morte.
Tra il 1866 e il 1868 Rossetti dipinse anche Lady Lilith, ispirata alla leggendaria prima moglie di Adamo della tradizione ebraica, che si pettina i capelli d'oro davanti a uno specchio. Nella sua pittura matura la figura femminile diventa una presenza ambigua, a metà tra la musa spirituale e la creatura capace di incantare e perdere l'uomo.
Merlino, Morgana e le leggende arturiane
Una seconda generazione, raccolta attorno a Edward Burne-Jones e William Morris, guardò al ciclo di re Artù e ai romanzi medievali. Il più celebre esempio è L'inganno di Merlino di Burne-Jones, esposto nel 1877 alla Grosvenor Gallery e oggi alla Lady Lever Art Gallery di Port Sunlight: la dama Nimue, avvolta in un abito sinuoso, legge un libro di incantesimi mentre il mago, inerte, è imprigionato in un biancospino.
Frederick Sandys dipinse invece la fata Morgana accanto al telaio su cui prepara un mantello incantato, e altri pittori dell'ambiente ripresero più volte dame, fate e cavalieri stregati. Le fonti erano Thomas Malory, Alfred Tennyson e i poemi medievali, letti come un repertorio di visioni più che come storia, in un'Inghilterra che riscopriva con entusiasmo il proprio passato leggendario.
Evelyn De Morgan e lo spiritismo
Più esplicito fu l'interesse di Evelyn De Morgan, formata alla Slade School e nipote del pittore John Roddam Spencer Stanhope. Insieme al marito, il ceramista William De Morgan, si dedicò allo spiritismo e alla scrittura automatica, pratica allora diffusa nei salotti vittoriani, e i due pubblicarono anonimamente nel 1909 un volume con i presunti messaggi ricevuti. Nei suoi dipinti, come Il filtro d'amore del 1903, compaiono maghe, angeli e anime in viaggio verso la luce.
Le sue tele traducono in immagini una visione spirituale fatta di lotta tra luce e materia, di prigionia e liberazione dell'anima. In questo senso Evelyn De Morgan rappresenta il punto in cui la tradizione preraffaellita incontra direttamente le correnti spiritualiste di fine Ottocento, che a Londra contavano numerosi seguaci tra artisti, scrittori e scienziati.
Il percorso dei Preraffaelliti, dal realismo minuzioso degli inizi alle visioni di fine secolo, mostra come l'Inghilterra vittoriana, all'apice della rivoluzione industriale, cercasse nell'arte un rifugio fatto di leggende e incanti. Le loro immagini influenzarono il Simbolismo europeo e, attraverso l'illustrazione, l'immaginario fantastico del Novecento, fino al cinema e ai libri per ragazzi.